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Confessionale commissionato dal canonico Giampietro Mazza, Penitenziere del Duomo di Bergamo, ad Andrea Fantoni. Eseguito tra il 1704 e il 1705. Secondo la lettura teologico-iconologica dell’opera, il Confessionale è sia scranno del giudice sia cattedra del maestro, funzioni che il confessore è chiamato a esercitare con giustizia e misericordia (simboleggiate dalle due figure sulle antelle centrali, che si aprono a destra e a sinistra). La grazia sacramentale della Penitenza agisce nel mondo, rappresentato in cima al Confessionale come globo attraversato da sette fiamme: sono le sette fiamme dello Spirito, i sette sacramenti tramite i quali opera l’amore di Colui che è “venuto a portare il fuoco sulla terra” (Lc 12,49). Tale grazia è dispensata da Dio Padre misericordioso, raffigurato con le braccia aperte in attesa del penitente, e mediata dalla Chiesa, ministra della misericordia, simboleggiata da Pietro a cui Cristo consegna le chiavi. L’effetto del sacramento della Confessione è quello di rinnovare tutto, vivificando e riconciliando: come acqua nel deserto (Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia) e come nuova vita (la resurrezione del figlio della vedova di Nain). Affinché il sacramento abbia effetto, i deuteragonisti (il confessore e il penitente) devono accostarsi ad esso con le giuste virtù e con le giuste disposizioni. Le virtù del confessore sono mostrate da quattro sculture sulla cimasa: la prudenza (che si muove con circospezione), la sapienza (con un libro in mano), la mitezza (con un agnellino), il segreto confessionale (che fa il gesto del silenzio). Le disposizioni del penitente sono evidenziate dalle sculture ai lati dell’anta di ingresso: la contrizione o penitenza (donna dal volto rugoso che tiene una croce e porta sul braccio il cilicio) e il “contemptus mundi”, il disprezzo del mondo (uomo che schiaccia il globo sotto il piede).