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Quando il 7 settembre 1860 Garibaldi arrivò indisturbato a Napoli su di un Treno, mentre Francesco II, l’ultimo Re del Regno delle Due Sicilie, si recava a Gaeta per organizzare l’ultima eroica resistenza all’invasore piemontese, trovò ad accoglierlo in testa al corteo Liborio Romano, prefetto di polizia borbonico che tradì il suo regno, e Salvatore de Crescenzo, Tore e’ Criscienzo, capo della camorra dell’epoca, i cui uomini avrebbero garantito l’ordine pubblico dello Stato Unitario. Quello storico patto tra Camorra e Mafia con l’invasore piemontese e i suoi mercenari garibaldini fu un’alleanza alla base della conquista del Regno delle Due Sicilie, alleanza che ancora ai giorni nostri regge in piedi, si pensi alla recente trattativa Stato - Mafia. La criminalità divenne il braccio armato del nuovo Stato Unitario per tenere sotto scacco il Sud. Ma come si arrivò a questo? Prima di annettere il Sud, Massoneria, Stati stranieri e della Penisola, fecero di tutto pur di corrompere il florido Regno delle Due Sicilie, il più ricco della Penisola. Nel caso specifico di Napoli, alla morte di Re Ferdinando II, succedette il giovanissimo Francesco II. Re Francesco, consigliato appositamente male, per evitare la caduta del regno e includere le dissidenze e le istanze riformiste, fece la fatale scelta di nominare Liborio Romano prima Prefetto della Polizia del Re poi Ministro dell’Interno e della Polizia. Liborio, nemico storico dei Borbone, fino al 1859, dopo numerosi anni di carcere o in esilio, si era ritirato a vita privata. Insomma un bel balzo in avanti, non di poco conto. Liborio approfittò del potere ricevuto e iniziò a tramare contro il suo Regno intavolando trattative segrete con Garibaldi e Cavour. Affidò immediatamente ai criminali, quelli che diventarono poi Camorra, il compito di formare un esercito con a capo Tore è Criscienzo che potesse garantire l’ordine in città. La camorra, inglobata nella Guardia Cittadina, fu subito foraggiata con armi e stipendi dai Savoia in cambio dell’amnistia. Per prima cosa garantirono la sicurezza a Garibaldi, poi successivamente scortarono i votanti durante la farsa del plebiscito assicurandosi che avrebbero votato a favore. Successivamente Liborio fu eletto deputato del Regno d’Italia e quando si rese conto di essere stato una semplice pedina tra le mani dei piemontesi si ritirò in Salento a vita privata. Quella legittimazione della criminalità, che spesso si tende a negare, è una piaga che, ancora oggi, lo Stato Italiano paga.