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Sulla SS293 che da Giba porta a #Nuxis è quasi un'impresa incontrare un auto. Al nostro passaggio, un serpente disteso sull'asfalto rovente chissà da quanto tempo, riesce a malapena a scansarsi. Poco prima di raggiungere la cittadina di Nuxis, giriamo a destra e seguiamo le indicazioni che Google Maps ci fornisce per raggiungere la Chiesa Bizantina di Sant'Elia, uno degli edifici di culto paleocristiani più antichi e importanti della Sardegna. La Chiesa si trova sopra una dolce collina sotto il Monte Tamara, dalla quale si gode di una visuale spettacolare. Attorno altre colline e monti ricchi di macchia e lecci. Sembra di tornare indietro nel tempo. Caratteristiche della Chiesa sono la pianta a croce greca e le piccole dimensioni (dieci metri di lunghezza per nove di larghezza), tipiche delle Chiese sorte nell'isola attorno all'anno mille in epoca paleocristiana. La posizione, la sua antichità e le sue dimensioni la rendono quasi un anello di congiunzione, nella spiritualità sarda, tra nuraghi (antichi luoghi di culto e, forse, primissime chiese cristiane secondo il Pittau) e Chiese di epoca successiva. Lasciamo la Chiesa e ci dirigiamo verso il Pozzo Sacro di Tattinu. La cartellonistica è inesistente, non c'è campo per il navigatore e non riusciamo a "beccare" il sito. Tutto attorno è però meraviglioso. Oltre ai profumi unici del bosco sardo, si sente in modo palpabile l'isolamento di luoghi sempre meno frequentati e vissuti. La mente ti riporta alla storia recente della Sardegna, dove questi luoghi furono protagonisti ospitando la latitanza di un eroe sardo della libertà. Fra il novembre del 1812 e la primavera del 1813, Salvatore Cadeddu, il capo della Rivolta di Palabanda, fu nascosto tra queste montagne, nella grotta di Tattinu, dal capraro del luogo Luigi Impera, prima di essere catturato e giustiziato dai tiranni sabaudi. Delusi per non essere riusciti a trovare il pozzo nuragico, torniamo a valle e decidiamo di visitare il paese. Come tanti altri piccoli centri della Sardegna, anche Nuxis continua a perdere abitanti e i segni dello spopolamento sono visibili. Mentre ci dirigiamo all'uscita del paese vediamo però un cartello che accende la nostra curiosità: "vendita miele artigianale". Ci avviciniamo, suoniamo il campanello e scopriamo l'Azienda Apistica Monte Tamara, con la bella storia di due giovani che con importanti studi universitari alle spalle, decidono di essere veri rivoluzionari: lasciando la città per tornare a "su connottu", al paese dei propri avi e investire le proprie conoscenze e la propria mentalità moderna nel mestiere più nobile e antico. Il miele di Erica selvatica è una delizia. Il ritorno a casa è ancora più dolce...