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Sandro Ivo Bartoli plays Domenico Scarlatti's Sonata in a minor K. 265. 00:10 Introduction 02:59 Sonata Sandro dice: Cari amici buongiorno, Credo di aver già osservato, in questo programma, quanto spesso si legga, si parli, perfino si discuta del ruolo che ha avuto il folclore spagnolo nella musica di Domenico Scarlatti. Non c'è nulla di male, per carità, ma quando facciamo ciò abbiamo la tendenza a dimenticare che quando Domenico viveva in Spagna, nella prima metà del Settecento, c'era anche un'altra grande cultura che aveva lasciato solchi profondi nella società iberica: quella dei Mori. Possiamo osservare l'architettura moresca anche ai giorni nostri, in Spagna, ed allora mi chiedo: è possibile che una “spugna” musicale (come Domenico senza dubbio è stato) abbia scelto di ignorare uno spunto artistico semplicemente perché veniva dal Nord Africa? Nutro seri dubbi al riguardo. La Sonata in la minore K. 265 di Domenico Scarlatti che presenteremo oggi è un Rondò: quel tipo di composizione in cui un certo tema, che chiamiamo “ritornello”, si ripropone dopo ogni intermezzo. Ora, in questa Sonata il “ritornello” è scritto in quattro quarti, reca l'indicazione di “Allegro”, ed almeno alle mie orecchie questa musica ha un inconfondibile carattere arabo. Curiosamente, gli intermezzi sono scritti in tempo di tre ottavi, ma anch'essi recano l'indicazione di “Allegro”. Mi dicono gli esperti che nel Settecento la lunghezza della battuta musicale dettava il tempo d'esecuzione: quanto più lunga la battuta, quanto più veloce era in tempo della musica. Con questa nozione, mi pare che la duplice indicazione di tempo fornita da Domenico abbia uno scopo solo: quello di assicurarsi che l'interprete mantenga un passo più o meno uniforme durante l'intero pezzo, senza riguardo per la suddivisione metrica, quasi vi fosse una specie di narrativa alla quale aderire. Questo pensiero mi ha ispirato una chiave di lettura piuttosto stravagante: forse Domenico conosceva le leggende arabe conosciute come “Le mille e una notte”? Osservando quanto questa musica sia vivida e vivace, forse Domenico aveva in mente la principessa Scheherazade? O le avventure del marinaio Sinbad? O addirittura Alì Babà con i suoi quaranta ladroni, la cui storia fu aggiunta a “Le mille e una notte” in una edizione inglese del 1709? Non lo sapremo mai, ovviamente, ma il pensiero è intrigante. Sia come sia, questa è una Sonata divertente e molto fantasiosa. Buon ascolto.