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Su IlSussidiario.tv, il generale di Corpo d’armata Maurizio Boni, analista militare, ha analizzato il secondo segmento dell’intervista, soffermandosi sulle reali prospettive diplomatiche del conflitto ucraino e sul ruolo marginale assunto dall’Europa nei negoziati internazionali. Secondo Boni, le ipotesi di incontri bilaterali o trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti difficilmente potranno rappresentare una svolta concreta. L’eventuale invito di Vladimir Putin a Volodymyr Zelensky a recarsi a Mosca viene interpretato come una formula di circostanza, sapendo che il Cremlino considera il presidente ucraino un leader illegittimo e non intende firmare accordi con l’attuale leadership di Kiev. Anche i formati trilaterali, ha spiegato, servono più a mantenere formalmente aperto il dialogo che a risolvere nodi sostanziali come i territori occupati, le dimensioni dell’esercito ucraino e le garanzie di sicurezza. Il generale ha individuato nel rapporto diretto tra Stati Uniti e Russia il vero cuore del negoziato, in particolare sul piano economico. A suo avviso, un tema centrale riguarda la futura ricostruzione dell’Ucraina, che coinvolgerebbe grandi capitali americani e potrebbe aprire, in modo controverso, a una partecipazione russa anche attraverso l’utilizzo dei fondi congelati di Mosca. Un’ipotesi che, se confermata, garantirebbe al Cremlino un’influenza significativa sugli equilibri politici del dopoguerra. Boni ha inoltre evidenziato l’irrilevanza istituzionale dell’Unione Europea, priva di un progetto condiviso e di un interlocutore credibile riconosciuto dalle grandi potenze. In questo contesto, gli avvertimenti russi su un possibile conflitto globale rientrano nella comunicazione strategica, ma riflettono anche un sistema di sicurezza internazionale sempre più fragile, privo dei meccanismi di controllo che avevano limitato i rischi durante la Guerra Fredda. #Ucraina #GuerraUcraina #RussiaUSA #GeopoliticaInternazionale #Europa