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“Questi sono i pezzi della nuova linea di termo valorizzazione da 75.000 tonnellate”. E' il presidente di Aisa Impianti Giacomo Cherici a mostrarci in anteprima, a margine delle quattro giornate “Zero Spreco” all'impianto di San Zeno, i macchinari che si trovano nel perimetro dell'impianto e che andranno a comporre la nuova linea di trattamento rifiuti, la “L75”. La nuova linea avrà una capacità di trattamento fino a 75mila tonnellate, rimarrà in funzione anche quella da 45mila tonnellate. “Questi macchinari sono qui in attesa di essere montati all’interno dello stabilimento accanto alla linea da 45.000 tonnellate – prosegue Cherici - e in questo momento stiamo iniziando i lavori per tutto il rinforzo che dovrà essere fatto per poter posizionare questo termo valorizzatore che vediamo qui attorno a noi completamente smontato”. Una centrale, quella di San Zeno, specifica il presidente di Aisa, a recupero totale in grado di produrre energie, materia e abbattere totalmente i trasporti. “Questa linea da 75.000 tonnellate, sarà la linea che metterà la parola fine a quello che è il trasporto degli scarti dei rifiuti in discarica – prosegue Cherici - metterà quindi la parola fine a quello che è fondamentalmente uno spreco di risorse di energia e un costo. Permetterà un recupero fondamentalmente all’interno dello stabilimento di tutto quello che è necessario a produrre energia per far andare lo stabilimento stesso e per cedere energia alla rete quindi avere un consistente introito economico che serve chiaramente a pagare i mutui che l’azienda ha acceso”. L'opera sarà completata in 8/12 mesi, secondo le previsioni di Aisa Impianti, costo complessivo dei lavori 40 milioni di euro. “Fare una previsione a livello di tempistiche oggi – continua Giacomo Cherici - è molto rischioso, ma la cosa importante è avere già i pezzi qui e quindi essere in grado di prevedere una sua messa in funzione tra circa 8/12 mesi. Sarebbe un'ottima cosa iniziare i primi test all'inizio del 2026”. Importante, sottolinea ancora Cherici, che l'impianto in questa fase così delicata, non si sia mai fermato. Alla luce soprattutto della chiusura della discarica di Podere Rota. “Non fermare l’impianto ha permesso di risparmiare soldi e al tempo stesso di avere una risposta necessaria sul territorio – conclude Cherici - mi riferisco al territorio dell'Ato Sud perché ci dobbiamo sempre ricordare che la discarica di podere Rota è stata chiusa e quindi aver avuto la capacità di tenere in funzione l’impianto e costruire tutti i reparti nuovi, ha permesso da una parte un risparmio economico, ma dall'altra di tenere sempre il territorio in sicurezza”.