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Mario Giro, professore di Relazioni Internazionali all’Università di Perugia e in passato viceministro degli Esteri, durante il suo intervento a CHUKUANA del 30 ottobre 2025, workshop organizzato da Comunità Solidali nel Mondo, ha posto l’accento sui giovani africani, affermando che riconoscerli, ascoltarli e dare loro spazio è la condizione per trasformare relazioni asimmetriche in percorsi di autentica corresponsabilità. Il quadro demografico del continente africano, con una straordinaria crescita numerica della popolazione sotto ai 25 anni, rappresenta al tempo stesso una potenziale risorsa geopolitica e una fonte di instabilità, a seconda delle politiche adottate. I giovani africani vivono – ha argomentato Giro – un “doppio abbandono”: sono infatti respinti dalle classi dirigenti nazionali e sono rifiutati dai paesi occidentali. Un isolamento che genera povertà, senso di non appartenenza e rancore, favorendo radicalizzazioni, migrazioni rischiose e sfruttamento lavorativo. Insieme alla mancanza di lavoro o servizi, Giro sottolinea quella che definisce come la sofferenza più profonda per questi giovani, cioè la mancanza di paternità/maternità sociale, il non sentirsi “figli” riconosciuti, considerati e amati. L’ex viceministro ha così ha messo in evidenza la responsabilità morale e politica per la loro sorte, ricordando che la decolonizzazione passa prima di tutto per la relazione affettiva e politica con i giovani africani: riconoscerli come figli significa aprire la possibilità ad una cooperazione che sia autentica, riconoscente e trasformativa.