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12PORTE - 27 luglio 2023. Esattamente 70 anni fa, il 23 luglio 1953, la comunità claustrale delle Carmelitane scalze di Bologna si trasferiva nel Monastero di Via Siepelunga, dove da allora continua la sua vita di contemplazione e di preghiera, sul solco degli insegnamenti di Santa Teresa di Gesù e dei santi Carmelitani. Il Cardinale Arcivescovo ha celebrato un messa di ringraziamento accennando, all’inizio dell’omelia, al titolo un po’ tetro dato allora dalle cronache del Giornale dell’Emilia che parlò di un evento memorabile per le “prigioniere di Dio”. Il Cardinale ha rilevato che ci sono in giro per il mondo persone che sono molto più prigioniere delle monache, prigioniere perché si rendono vittime di tante schiavitù, mentre invece la preghiera rende liberi perché avvicina a Dio. L’Arcivescovo ha anche ricordato come uno dei motivi che spinse le Carmelitane, a lasciare il precedente ristretto convento di Via Malcontenti, in pieno centro, fu anche la serie di bombardamenti che colpirono la città durante la guerra e che avevano interessato anche la zona del monastero. E qui il pensiero dell’Arcivescovo è andato alle notizie che giungono in queste ore da Odessa, alla distruzione della Cattedrale di quella città, alle vittime e ai tanti danni provocati dalle guerre. L’Avvenire d’Italia del 24 luglio del ’53, tra la cronaca delle prime esperienze di turismo sociale e come strumento di elevazione sociale della classe lavoratrice e la notizia di una serie di furti avvenuti in una abitazione e in quattro pollai, riporta alcuni passaggi dell’omelia del Cardinale Lercaro che inaugurò con la Messa il nuovo monastero. Per la contemplazione e per la preghiera, che sono cibo dell’anima e allacciamento di un colloquio con Dio, tutto si può abbandonare, anche gli affetti più cari, perché così intesa la preghiera non stanca, non fa conoscere la solitudine, e, anzi, rivela orizzonti sconfinati di bellezza. Il nuovo monastero, spiegava ancora il quotidiano, è a pianta rettangolare e racchiude all’interno un piccolo cortile. Al piano terreno, la cappella e il refettorio. Al piano superiore le 21 celle, più quelle destinate alle novizie e i laboratori. Pur nelle linee moderne il monastero vuole richiamare un’atmosfera mistica e adatta al raccoglimento. Un fascicolo pubblicato dalle monache, ripropone momenti salienti della storia del Carmelo di Via Siepelunga, come l’intervista di Sergio Zavoli nel 1957, che portò ad una complicata notorietà, o la visita a Bologna di Giovanni Paolo II nel ’97, quando la comunità quasi al completo ebbe il permesso di lasciare la clausura per incontrarlo in cattedrale, o come quando nel 2017, la clausura si aprì a Sua Santità Bartolomeo di Costantinopoli, per un momento che tra l’altro vide riunirsi anche monache di altri monasteri e di altri ordini, fino alla più recente visita nel maggio scorso della Madonna di San Luca che è stata quasi anche un incontro tra le monache e la città di Bologna. “Durante il Covid”, ha detto ancora il cardinale, “mi regalarono un purificatore dell’aria. Veramente non so a cosa servisse in fondo. Ma sono sicuro che il monastero è un purificatore dell’aria per la nostra città: qui la preghiera purifica la nostra città da tanti inquinamenti spirituali perché orienta il cuore all’amore di Dio, perché, come diceva Santa Teresa: Dio solo basta!”.