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Tutti le abbiamo avute, nessuno le ha mai scambiate per vere, ciascuno si è arrabbiato, ma sono comunque rimaste nella nostra mente. Con il loro suono un po' a conca, gli strumenti troppo reali, le equalizzazioni improbabili, un eco da prime registrazioni su magnetofono: sono le cover della Signal (SAAR). La classica etichetta a fondo bianco-crema, decorata nel semicerchio superiore dai personaggi delle fiabe, rigorosamente in assetto monocromatico sul rosso mattone, ha condizionato le nostre collezioni di 45 giri. Alcuni le chiamato "tarocchi", a Roma vengono definite "sarchiapotti"; è però giunto il momento di dar loro la giusta importanza. Il filone delle cover delle canzoni per bambini nasce infatti tra la fine del 1969 e l'inizio del 1970. I titoli inizialmente affrontati erano incentrati su brani tradizionali (il merlo ha perso il becco), o ispirati a fiabe celebri (i tre porcellini). Pian piano, dopo la metà degli anni '70, esse hanno spostato la loro attenzione sempre più verso le tematiche del grande schermo (Marcellino pane e vino), agganciando anche brani derivanti da film d'animazione, spesso con la firma di Walt Disney. Il mondo discografico scopriva in quegli anni un settore ben più redditizio che, grazie alla diffusione degli Anime, apriva un segmento commerciale fino a quel momento inesplorato, indirizzando, pur ad un target di pubblico già avvezzo ad attenzioni discografiche strutturate per le età scolari, nuove dinamiche musicali, rese rituali e ripetitive dalla serialità, nonché dalla grande distribuzione delle emittenti regionali e nazionali: le sigle dei cartoni animati. Il brano da definirsi "pietra miliare" di questo fenomeno è quello legato alla sigla dell'Anime "Heidi". Heidi è un famoso romanzo scritto da Johanna Spyri, pubblicato nel 1880 e ambientato fra la Svizzera e la Germania intorno alla fine del 1800. La versione italiana fu trasmessa in 52 puntate per la prima volta da Rai 2 il 7 febbraio 1978 con la sigla cantata da Elisabetta Viviani (che a sorpresa entrò nella Top ten dei 45 giri). Tale fenomeno stimolò le etichette minori che, già occupandosi di brani per bambini, pur non potendosi accaparrare i diritti per eseguire o proporre il brano originale, tentarono di proporre una cover dello stesso, sperando nella confusione dell'infante o semplicemente nell'approssimazione. Ma proprio la serialità della riproduzione del brano originale, nonchè la spesso "troppo approssimativa" esecuzione della cover, non generarono mai alcun malinteso nell'uditore, fatti salvi i genitori, che a volte potevano essere ingannati dai venditori o spinti all'acquisto di un prodotto più economico: infatti le cover costavano circa due terzi del 45 giri originale. E' dunque con il brano "Heidi" che si data (forse erroneamente) l'inizio della corrente "Cover Signal (SAAR)". La celebre etichetta scelse la sua cantante regalandole il nome di "Tilly", inizialmente affiancato a quello dei "Sanremini", ma più in là lasciato da solo. Tilly interpretò quasi tutti i brani delle interpreti femminili: da Elisabetta Viviani a Katia Svizzero, fino a Cristina D'Avena, imitandone (probabilmente su richiesta) perfino le caratteristiche di interpretazione. Pochi titoli non portano il suo nome, tra questi si cita: "Arrivano gli Snorky" interpretato da tale "Monica". Il "gioco" che qui si propone è quello di accostare le cover alle immagini delle sigle originali degli anime, utilizzando quelle realmente trasmesse ed arricchendole con filmati che le portino alla durata del brano intero, con sonorità limpide e la presentazione (ove disponibile) della copertina originale. La domanda che ci si potrebbe proporre è: avrebbero avuto lo stesso successo? Ma a noi non importa saperlo, piace invece immergerci in questo transfert, sorridendo ancora su accostamenti raramente accaduti. Quello che realmente ci interessa è che Tilly non ha nome, non ha ancora una sua identità, non ha ancora il suo giusto tributo. Speriamo con tutto questo di contribuire a convincere lei (o chi per lei) a rendere noto il suo volto nonché parte della sua storia, per prendere finalmente i meritati applausi. Alcuni affermano che il suo nome sia "Tiluenda Palmerini", ma non sembrano essere fonti accreditate. Tilly: ti aspettiamo. Emiliano Ciavardini.