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Commento di don Paolo Quattrone - sacerdote della diocesi di Aosta, parroco di Hône e Bard. Domenica 22 febbraio Sulla scia di quanto detto domenica scorsa, possiamo vivere la quaresima in un’ottica di pratiche da fare per metterci a posto la coscienza o per dimostrare a Dio quanto siamo bravi oppure come un tempo bello e prezioso per rimettere al centro l’amore e la fiducia nella relazione con il Signore e con le persone, per dare un’occhiata se scorre ancora amore nel nostro cuore. Prendiamo spunto per la riflessione dalla prima lettura, tratta dal libro della Genesi, nella quale è raccontato il peccato dell’uomo e della donna che disobbediscono a Dio mangiando il frutto dell’albero proibito (non si specifica quale e non si tratta di una mela). Non si tratta di un fatto realmente accaduto bensì di un racconto mitico che ha la funzione di consegnarci alcuni messaggi utili e preziosi per l’esistenza. Il diavolo fa leva su due punti deboli che l’umanità si porta dentro sin dalle origini e che anche oggi rischiano di disorientarci e addirittura di avvinghiarci ed intrappolarci. Il primo punto debole lo si deduce da queste parole che il demonio rivolge ai due: “Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio”. Diventare come Dio simboleggia il voler essere ciò che non siamo e che non potremo mai essere. E’ non accettarsi, è pensare che non andiamo mai bene, che per piacerci dobbiamo diventare di più, dimostrare di più e questo va ad influire sulla relazione con gli altri e con il divino. Certo, nella vita si può e si deve migliorare ma è altra cosa pensare che per amarmi devo raggiungere un livello ideale che mi sono immaginato e che non corrisponde alla realtà. Quando mi relaziono con Dio, penso di essere sempre in difetto? Certo non siamo come Lui e non potremo mai esserlo però dobbiamo credere che ci considera suoi figli perciò sempre preziosi e degni di accostarci alla sua presenza. Se prego, se compio partiche religiose o devozionali, se accedo ai sacramenti non è per guadagnare punti bensì per ricordarmi che per Lui valgo sempre. All’inizio della quaresima riscopriamo la bellezza di sentirci preziosi per Dio non perché facciamo cose ma per il fatto stesso che esistiamo. Veniamo al secondo punto debole che affligge l’umanità e che possiamo dedurre dal passaggio dove il diavolo dice all’uomo e alla donna: “Non morirete affatto!”. E’ instillare il sospetto su Dio, sulle sue intenzioni e sulla sua lealtà. Tutti ci portiamo dentro il sottile dubbio che il Signore non ce la conti giusta, che sotto sotto ci sia un inganno, che nella relazione con Lui ci sia un qualche cosa che non torna, come quando si deve firmare un contratto e ci sono le postille scritte in piccolo che ti fanno venire il dubbio che ti vogliano fregare. Il fatto che Dio sia Padre, che ci ami, che ci perdoni sempre, che ci stimi, che sia sempre presente, che non sia un punitore ed un castigatore a volte ci sembra esagerato ma le misure di Dio non sono le nostre e il suo modo di guardare noi e la realtà travalica l’umana immaginazione. All’inizio della quaresima ritroviamo la fiducia nel divino, ciò che ci ha rivelato Gesù non è illusione ma verità, la Trinità ci ama davvero e desidera soltanto che ci relazioniamo con essa. La riflessione non vale soltanto per il nostro rapporto con Dio ma anche con gli altri: il mio valore non cambia a seconda di ciò che gli altri dicono di me e devo imparare a guardare le persone non con una diffidenza di fondo ma con fiducia, si vive male in una realtà nella quale pensiamo che occorre guardare con sospetto chiunque. Possiamo prendere questo impegno per la prima settimana di quaresima: guardare con altri occhi noi stessi, Dio e gli altri. Troviamo uno spazio di tempo per fermarci ed intrattenerci con il Signore per guardare sotto la sua luce l’esistenza: riconosciamo i nostri punti di forza e le nostre bellezze; andiamo a leggere qualche brano biblico che risvegli in noi la fiducia nell’amore infinito che Lui ha per noi; guardiamoci attorno, sì vedremo anche persone che ci hanno delusi e ferito ma anche tante altre che sappiamo che ci sono amiche e delle quali possiamo fidarci.