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Da un'idea di Dario Muci, la storia di uno dei più grandi virtuosi di mandolino del Salento. Un omaggio ad Antonio Calsolaro, alla sua famiglia di musicisti e alla musica delle sale da barba - LA BARBERIA. Un universo sonoro e sociale oggi quasi dimenticato ma che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita culturale del Sud Italia fino alla metà degli anni Cinquanta. In quel periodo, la figura del barbiere non era soltanto legata alla cura della persona: molti di loro erano anche musicisti, in particolare suonatori di strumenti a corda. Questa consuetudine affonda le sue radici probabilmente nella lunga dominazione spagnola, che ha lasciato tracce profonde nelle pratiche musicali popolari e semi-colte del territorio. Nei momenti di minor affluenza, soprattutto durante gli intervalli settimanali, le barberìe si trasformavano in luoghi di pratica musicale e di trasmissione del sapere. Qui chiunque poteva avvicinarsi allo studio di uno strumento: chitarra, mandolino e violino erano i più diffusi, strumenti agili e adatti sia all’accompagnamento che al repertorio solistico. I barbieri-musicisti più esperti, veri e propri maestri, formavano piccoli gruppi strumentali capaci di affrontare un repertorio ampio e articolato, che spaziava dai ballabili alle serenate, fino a brani di musica classica. Le sale da barba diventavano così autentici salotti musicali popolari, luoghi di incontro e di ascolto in cui si potevano conoscere le novità della musica colta, spesso le stesse che circolavano nei circoli mandolinistici dell’epoca. Accanto alla funzione quotidiana e artigianale, la barberìa assumeva quindi un ruolo culturale centrale: uno spazio di socialità, formazione e diffusione musicale, in cui il confine tra musica popolare e musica colta risultava poroso e dinamico. Il progetto di Muci e Calsolaro restituisce voce e dignità a questa tradizione, ricostruendo un frammento prezioso di memoria collettiva e mostrando come la musica fosse parte integrante della vita quotidiana e delle relazioni di comunità. www.nauna.it