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Intervento di Elisabetta Paladino nell’ambito del convegno Timeless Entanglement: Time, Memory and Quantum Reality. Nel suo contributo, Paladino affronta un tema cruciale per il presente e il futuro delle scienze quantistiche: il persistente sbilancio di genere nei contesti della formazione, della ricerca e dei processi decisionali legati al settore quantum. Richiamando il significato del 2025 come Anno Internazionale delle Scienze e Tecnologie Quantistiche, la relatrice sottolinea come tra gli obiettivi indicati a livello internazionale vi sia anche la riduzione delle disuguaglianze e la costruzione di un ecosistema scientifico più equo, aperto e realmente accessibile. L’intervento evidenzia come il problema non riguardi soltanto i paesi meno sviluppati, ma sia ancora presente anche in Europa e negli Stati Uniti, dove permangono criticità strutturali che limitano la piena valorizzazione del contributo femminile nella ricerca quantistica. In questo contesto viene presentata l’esperienza di Women for Quantum, iniziativa nata dal basso e formalizzata nel 2025 dopo un lavoro collettivo durato circa due anni, con il coinvolgimento di oltre 200 ricercatrici. Il manifesto pubblicato dal gruppo raccoglie valori, analisi e proposte di cambiamento ritenute non più rinviabili. Tra i nodi principali richiamati dalla relatrice emergono due questioni decisive: la scarsa presenza femminile negli organismi decisionali, sia a livello politico sia nei processi di valutazione e finanziamento della ricerca; il fenomeno della “leaky pipeline”, ovvero la progressiva riduzione del numero di ricercatrici lungo il percorso accademico e professionale, nonostante competenze e risultati scientifici spesso di alto livello. L’intervento sottolinea come tali dinamiche non siano soltanto una questione di rappresentanza, ma incidano direttamente sulla qualità complessiva della comunità scientifica, sull’innovazione e sulla capacità del settore di svilupparsi in modo realmente inclusivo. Tra le proposte concrete avanzate, particolare rilievo assume la richiesta di un target minimo del 33% di presenza negli organismi decisionali di rilievo, come primo passo verso un cambiamento strutturale più ampio. Nel quadro complessivo del convegno, questo contributo introduce una dimensione etica, sociale e istituzionale fondamentale: parlare di tecnologie quantistiche non significa occuparsi solo di qubit, algoritmi o architetture, ma anche delle condizioni culturali e organizzative che renderanno possibile – oppure no – uno sviluppo davvero condiviso della ricerca e dell’innovazione. ******* In her presentation, Paladino addresses a crucial issue for the present and future of quantum science: the persistent gender imbalance in education, research, and decision-making processes related to the quantum field. Referring to 2025 as the International Year of Quantum Science and Technology, she emphasizes that one of the key international goals is the reduction of inequalities and the creation of a scientific ecosystem that is more equitable, open, and genuinely accessible. The talk highlights that this problem does not concern only less developed countries, but also remains significant in Europe and the United States, where structural barriers still limit the full recognition and advancement of women’s contributions in quantum research. Within this framework, Paladino presents the experience of Women for Quantum, a grassroots initiative formally launched in 2025 after around two years of collaborative work involving more than 200 women researchers. The group’s manifesto brings together shared values, analyses, and proposals for change considered no longer postponable. Among the key issues discussed, two stand out: the limited representation of women in decision-making bodies, both at the political level and in research evaluation and funding processes; the phenomenon of the “leaky pipeline,” meaning the progressive reduction in the number of women researchers as academic and research careers advance, despite strong scientific qualifications and achievements. The talk makes clear that these dynamics are not only a matter of representation, but directly affect the overall quality of the scientific community, the pace of innovation, and the sector’s ability to develop in a truly inclusive way. Among the concrete proposals presented, particular emphasis is placed on the call for a minimum 33% target in major decision-making bodies, seen as a first step toward broader structural change. Within the broader framework of the conference, this contribution brings in an essential ethical, social, and institutional dimension: speaking about quantum technologies does not mean dealing only with qubits, algorithms, or hardware architectures, but also with the cultural and organizational conditions that will make truly shared scientific progress possible — or prevent it.