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'Qualcuno dice che il presidente della Fondazione di Modena si è mosso con circospezione, ma vivaddio, uno che è 20 anni che è lì, non si rende conto che da 6 anni gli rubano i soldi sotto il naso? Allora cosa sta lì a fare? Per prendere il gettone di presenza? E il collegio sindacale e i sindaci revisori cosa ci stanno a fare? Questa gente dovrebbe essere responsabile in solido concretamente non solo formalmente. Anche se non ci sono responsabilità penali precise, esiste comunque un istituto che gli uomini che hanno un minimo di dignità dovrebbero avere: quello delle dimissioni. Perchè se a uno dopo 20 anni sfilano i soldi sotto il naso, se ne deve andare a casa. Questa è la verità. Chi fa politica o chi svolge un incarico pubblico, quando dimostra di non essere all'altezza, deve dare le dimissioni. Questo signore ha dimostrato di non essere all'altezza e se ne deve andare'. Questa parole chiare, senza filtri e compromessi sono state pronunciate due giorni fa in Consiglio comunale a Modena durante il dibattito sullo scandalo che ha investito la Fondazione di Modena con l'ammanco milionario subito. A pronunciarle non è stato un esponente della minoranza, ma un consigliere comunale di maggioranza: il decano del Consiglio Paolo Ballestrazzi del Partito repubblicano ed eletto nelle fila di Azione. La stessa Azione che, dopo i sussulti iniziali, è stata richiamata all’ordine da Matteo Richetti, riscopertosi amico del presidente della Provincia Fabio Braglia. La libertà che si respira nelle parole di Ballestrazzi suona come un monito e una lezione non tanto alla maggioranza che - con equilibrismo incerto ha provato a difendere la propria barchetta - quanto all'opposizione che - ancora una volta - ha tentennato sul tema, incapace, a differenza del caso Amo, di usare parole dure e precise. Con l'eccezione di Maria Grazia Modena e della Lega di Giovanni Bertoldi in Consiglio e Antonio Platis di Forza Italia a livello regionale, infatti, in questi mesi l'opposizione modenese con Fdi in testa, non è riuscita a centrare l'obiettivo chiaramente emerso dallo scandalo Fondazione: oltre un milione di euro scomparsi in sei anni, oltre 800 bonifici effettuati da un dipendente infedele e tutti i vertici dell'ente autoassolti come nulla fosse, come se loro non avessero alcuna responsabilità in termini di controlli.