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Benvenuti nella quarantunesima escursione dei "CAMMINATORI Lenti&Contenti". Percorriamo la sponda bresciana del Lago di Garda, andando a mezza costa su a Tignale per raggiungere la Cima o il Dosso di Piemp, una meta sconosciuta per quasi tutti noi. Il freddo mal tempo venuto dal Nord Europa imbiancando anche le Prealpi ci ha consigliato i tepori lacustri. Tignale ha più frazioni: partiremo a piedi precisamente da quella di Olzano dopo aver lasciato l'auto in qualche piccolo parcheggio. Così ci siamo sparsi nel borgo ritrovandoci in Via Pineta dove inizia il tragitto escursionistico. Raggruppandoci al secondo segnavia perché ai primi di noi non piaceva l'inaspettata fredda immobilità dell'attendere. Alche il Lago ha bagliori di freddo e pure il Monte Baldo sta nelle nuvole oggi ci saranno preclusi i bei panorami come accaduto due settimane fa quando eravamo ospiti di questa montagna nei colori autunnali delle sue faggete. Ci è bastato poco per capire che la strada forestale verso la cima Piemp a tratti era una mulattiera e sentiero militare, per il regolare andamento del nostro incedere. Poi quando incontrammo più condotti che facendosi grotte penetrano nella montagna non ci furono dubbi. Sicuramente qui si costruirono fortificazioni a ridosso del confine con il Trentino, cioè con l'impero austro-ungarico. Sebbene ci fosse, pure con la Germania, un trattato di alleanza dal 1882, noi i tedeschi li pensavamo sempre come nemici naturali, che un giorno sarebbero venuti a riprendersi il Veneto e magari alche la Lombardia. Così iniziando il 1900 si progettarono opere di difesa onde contrastare con efficacia gli armamenti che il progresso industriale metteva nelle mani dei militari: le artiglierie soprattutto e nuovi esplosivi. Sapendo an he che la guerra non sarebbe durata più una settimana come nell'Ottocento. Tuttavia su questa linea fortificata non si combattè in quanto il 24 maggio 1915 con la dichiarazione di guerra all'Austria, il nostro regio esercito avanzò di qualche chilometro e a grandi linee la Valle di Ledro divenne il fronte combattente locale, e tale rimase fino al 4 novembre 1918 quando terminò la Prima Guerra Mondiale. Per cui non desta meraviglia trovare su queste montagne un rifugio degli Alpini del corpo militare composto quasi esclusivamente da contadini, valligiani, montanari, tanti, troppi travolti da un destino avverso qui e pure sui fronti della seconda guerra mondiale: inutile strage fu la prima dallo Stelvio al Carso come pure il Albania, in Grecia, in Russia. Il freddo è aumentato che l'acqua nella borraccia pare gelare: nevischio anche, per cui ritorniamo presso il rifugio degli alpini trovando conforto sotto il porticato per un veloce pranzo al sacco con i buoni dolcetti preparati da Piera, e da Roberta mentre Mariateresa ha portato il caffè. Capita quasi sempre ed oggi è capitato che trovandomi a contatto durante le escursioni con luoghi nei quali si è combattuto io finisco col parlare di guerra, nel filmato. Forse un motivo c'è... mio padre Francesco classe 1893 a 21 anni nel 1915 si ritrovo artiglierie di montana su uno di questi fronti, combattente per più di tre anni. Non so esattamente dove, so invece che morì settant'anni fa proprio il 24 novembre 1955, io andavo in prima elementare. Troppo bambino per avere da lui confidenza su un argomento spesso molto penoso da raccontare. Un saluto da Eligio Corsini