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Quest'area del Friuli Venezia Giulia, facilmente individuabile anche dalle immagini satellitari e racchiusa in un conoide a "V", è un esempio raro di biodiversità, frutto di un fenomeno naturale di drenaggio delle acque superficiali dei torrenti Cellina e Meduna che in migliaia di anni ha creato il cosiddetto "conoide di deiezione", ovvero un deposito torrentizio caratterizzato dalla forma a ventaglio e dal tipico processo di trasporto e deposizione dei detriti. Nei Magredi si distinguono tre zone in base alla distanza dalla lingua di ghiaia del fiume: -Greto, la fascia più sassosa, dove crescono solo muschi, licheni e pochi arbusti. -Magredo primitivo, più stabile e arido, caratterizzato da piante resistenti come l’erica dai piccoli fiori rosa. -Magredo evoluto, la zona più esterna, simile a una prateria, dove l’erba cresce fitta e robusta. Qui si possono ammirare, nel corso dei cambiamenti stagionali, una rigogliosa fauna e flora, come ad esempio, solo per citarne alcuni; l'occhione comune che in quest'arida distesa di sassi trova il suo habitat ideale per nidificare e crescere la prole mimetizzandosi alla perfezione. l'upupa che trova rifugio e nidifica in molti arbusti morti. la Crambe tataria, (o erba dei Tartari) che trova il suo habitat naturale nei greti calcarei dei suddetti torrenti. La pianta presenta un ciclo vitale che varia da due a più anni. Fiorisce una sola volta prima di morire, mentre negli altri anni produce solo foglie. Quando i frutti maturano, la pianta muore, si secca e si stacca dal terreno. Grazie alla sua forma arrotondata e ai fusti leggeri, viene trasportata dal vento nelle praterie aperte dei magredi. Durante il rotolamento, le silique si aprono lasciando disperdere i semi. Spesso viene associata alle invasioni Ungare del X secolo, probabilmente trasportata sotto gli zoccoli dei loro cavalli. I Tatari (o Tartari) sono un antico popolo eurasiatico nomade delle steppe. Camminare nei Magredi senza una meta precisa e perdersi in un territorio così vasto, desolato ma, nello stesso tempo, così brulicante di vita, è un riconnettersi ancestrale alla natura più autentica dove essa stessa accoglie ed accompagna l'uomo facendogli scoprire i sui segreti. Il silenzio quasi imbarazzante (per chi vive la frenesia quotidiana della vita moderna) che accompagna l'escursionista lungo i suoi infiniti sentieri, è quanto di più emozionante ed autentico esso possa provare. Le riprese sono state effettuate alle prime luci dell'alba quando la luce radente sembra sfiorare gli arbusti creando lunghe scie di ombra.