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MONTECAROTTO:Un angolo di Marche da Scoprire#footage #travelblogger #vlog La storia di Montecarotto è per larga parte componente irresistibile dello sviluppo sociale, politico, economico dell'entroterra marchigiano. Il continuo affrancamento della popolazione adriatica da un assoggettamento esterno, ne traccia irreversibilmente quel processo storico che si esprime, coagulandosi, nella semplice autonomia politica, tipica delle comunità comunali, e trova nel castello la sua più naturale evoluzione: motivo di prestigio e di superiorità. A darci indicazioni sulle origini di Montecarotto è probabilmente il suo nome "Mons Arcis Ruptae" (Monte della rocca rotta), dietro cui si cela la presenza di un'antica rocca distrutta. La necessità di dotarsi di una fortezza militare a cavallo tra il X e l'XI secolo è pertanto un primo indizio al quale risalire per comprendere le origini del luogo, e convalida l'ipotesi di un possibile ricorso a soluzioni difensive. L'esposizione al pericolo di cadere sotto nuovi domini spinse la popolazione locale a ricercare maggiori misure difensive, sostenute in parte dall'altitudine del luogo, suo baluardo naturale. La nascita di nuove tentazioni autonomistiche divenne un processo per certi versi atteso, grazie anche alla linea di confine che investiva l'antica rocca la quale, separando la diocesi di Senigallia da quella di Jesi, favorì negli anni il radicarsi di ambizioni egemoniche per il controllo del territorio circostante. Tuttavia, se la posizione collinare preservava la popolazione da incursioni e scorribande, in un quadro più ampio ancora largamente insicuro, spettò alle aristocrazie locali assicurare alla municipalità nuovi privilegi, politici innanzitutto ma anche economici, accompagnati da obblighi di referenza verso le autorità concedenti, in un continuo gioco fatto di concessioni politiche da un lato e revoche autonomiste dall'altro. Notizie più precise di Montecarotto si hanno, dopo il Mille, quando emerge la realtà delle sette Pievi esistenti nel territorio diocesano di Jesi, con i suoi castelli, le sue "ville" e le numerose chiese. Montecarotto appare nei documenti storici a partire dal XIII secolo, quando nel 1248 il cardinale Raniero, vicario del Papa, confermò il possesso del castello al Comune di Jesi, impegnato alla conquista del Contado, in conformità ad una donazione fatta in precedenza da re Enzo, il figlio di Federico II. Nell'ambito dell'antica Pieve si formarono i quattro Castelli di Montecarotto, Poggio San Marcello, Castelplanio e Rosora, con propri organi amministrativi e circoscrizione ecclesiastica autonoma. Ne divenne la pieve più vasta del Contado, con un'estenzione di quasi 60 Km2. Il XIV secolo e la prima metà del XV furono segnati dalle drammatiche vicende delle Signorie e da tragiche calamità naturali; al termine di quel periodo però Montecarotto emerge come parrocchia e castello facente parte del Contado di Jesi, centro sempre più importante, tanto che nel 1509 venne riedificata la cinta muraria su disegno dell'architetto Albertino di Giacomo da Cremona. L'ascesa della borghesia nel XVIII secolo contribuì in maniera significativa a tramutare Montecarotto in uno dei centri dell'entroterra anconetano più vivaci sul piano economico, forte di alcune eccellenze come la produzione di organi e orologi, e tra le più interessanti identità municipali del panorama provinciale, già premiata nella corsa all'acquisizione del titolo di capoluogo di cantone del dipartimento del Metauro in epoca napoleonica. Il declino del potere pontificio e l'affermazione di un'autorità civile sempre più laica, in concomitanza con gli eventi risorgimentali, oltre a garantire maggiore prestigio politico all'oligarchia cittadina, da tempo convertita al liberalismo, assicurarono ulteriore slancio economico alla sua componente più vitale, il notabilato fondiario, quest'ultimo incapace tuttavia di resistere ai profondi mutamenti politici e sociali della seconda metà del Novecento. L'avvento dell'industrializzazione e la crisi della mezzadria, accompagnata da un inesorabile abbandono delle campagne, ma non dell'agricoltura, se da un lato premiarono il settore manifatturiero e incoraggiarono soluzioni cooperativistiche, dall'altro non impedirono il deflusso demografico (il cui fenomeno non si è ancora arrestato dagli anni '50). Testimonianze visibili del prestigio esercitato sul territorio circostante dalla classe padronale fino alla seconda metà del XX secolo sono oggi le principali architetture religiose volutamente maestose, i palazzi gentilizi e il teatro. Un capitolo doloroso resta la battaglia di Montecarotto, tappa decisiva e momento di svolta per la conclusione della liberazione delle Marche dalla furia nazifascista.