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Buscetta al Processo Contrada: 'Riccobono mi disse: "io ho il dott. Contrada, che mi avviserà se ci sono perquisizioni o ricerche di latitanti in questa zona, quindi qua potrai stare sicuro [25 maggio 1994] Tommaso Buscetta Il boss dei due mondi riferì che, all'epoca della sua latitanza dopo essere fuggito dal regime di semi-libertà tra il 1980 e il 1981, aveva manifestato a Riccobono il suo proposito di tornare in Brasile con la famiglia, ma questi aveva tentato di dissuaderlo e di trasferirsi nel territorio di Partanna-Mondello perché "io ho il dott. Contrada, che mi avviserà se ci sono perquisizioni o ricerche di latitanti in questa zona, quindi qua potrai stare sicuro." Buscetta disse anche che Riccobono era criticato nell'organizzazione non tanto perché avesse un amico poliziotto, ma perché "perdeva molto tempo in compagnia del dott. Contrada, non era il solito avvicinamento, la notizia e basta" tanto che alcuni gli avevano attribuito l'appellativo di "sbirro". Buscetta, nel corso dell'interrogatorio, ricordò come moltissimi "uomini d'onore" all'epoca latitanti (tra questi esponenti di primo piano come Riina, Provenzano, Inzerillo e Riccobono) frequentavano abitualmente locali pubblici e i giovani, in particolare, andavano a ballare nei locali notturni di Palermo, in particolare all'Hotel "Zagarella" dei cugini Salvo; lui stesso aveva trascorso una latitanza "disinvolta" nel corso della quale era stato portato in giro per la città con la massima tranquillità. Ricordò, a tal proposito, un particolare che lo aveva molto colpito: in quel periodo, si svolgevano frequenti riunioni di "uomini d'onore" in una casa di proprietà di Salvatore Inzerillo, all'epoca latitante, sita nei pressi dell'aeroporto di Boccadifalco; ogni mattina si alzava dal vicino aeroporto militare un elicottero delle Forze dell'Ordine che, a suo avviso, non poteva non vedere le "centinaia" di macchine di gente che veniva da tutta la Sicilia, posteggiate nei pressi della casa di Inzerillo; quando Buscetta espresse le proprie preoccupazioni al boss, questi lo aveva rassicurato dicendogli che “non aveva motivo di preoccuparsi”. Buscetta dichiarò poi che già nel 1984, all'inizio della propria collaborazione, aveva riferito a Giovanni Falcone di non fidarsi della polizia, in quanto piena di corrotti, a seguito della richiesta del giudice affinché all'interrogatorio partecipasse anche Ninni Cassarà, contrariamente a quanto successo fino a quel momento. Di fronte alla richiesta di un nome, riportò quanto sapeva su Contrada, ma si rifiutò di mettere il tutto a verbale, temendo di non essere creduto anche in merito alle sue dichiarazioni sulla struttura interna di Cosa Nostra. Salve a tutti. Se apprezzate il nostro lavoro, vi chiediamo, se potete, di sostenerci e acquistare un Super Grazie o nelle Chat Live il Superchat, o l'abbonamento al canale, sostenendo direttamente il nostro canale (2€, 5€, 10,00€, 50,00€) Malgradotuttoblog. Il pulsante del super grazie lo trovate sotto al titolo del video, in basso a destra. Grazie comunque a tutti per l’attenzione e l’interesse al canale. 🔴 Abbonati a questo canale per accedere ai vantaggi: / @malgradotuttoblog #facciadamostro #trattativastatomafia #matteomessinadenaro #processo agostino #ndrangheta #malgradotutto #ndrangheta stragista #falange armata