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email: riccardotalotti77@gmail.com ig: talox_ MI HANNO RUBATO la MACCHINA! - FC26 CARRIERA MOD VITA REALE EP.2 Il nuovo episodio racconta uno di quei momenti chiave in cui capisci se una stagione può davvero girare. Dopo giorni complicati, pressioni esterne e voci che non si spengono mai, torno a fare l’unica cosa che conosco davvero: giocare a calcio. La settimana è intensa, doppio impegno, zero alibi. Prima l’Europa League, poi la Serie A contro il Lecce. Due partite diverse, stesso obiettivo: dimostrare chi sono. Si parte dall’Europa League. Stadio pieno, clima europeo, partita dura fin dai primi minuti. Gli avversari sono aggressivi, non lasciano spazio, ogni pallone pesa. Entro in campo concentrato, senza forzare. Tocco semplice, letture giuste, lavoro sporco. Non è la gara delle giocate spettacolari, è quella delle scelte corrette. Aiuto la squadra a salire, mi abbasso quando serve, tengo il ritmo alto. Ogni contrasto vinto è una risposta, ogni pallone recuperato è ossigeno. La partita scorre veloce, intensa, nervosa. Usciamo dal campo sapendo di aver retto l’urto, di aver fatto una prestazione vera, europea, di quelle che costruiscono fiducia anche quando il risultato non racconta tutto. Non c’è tempo per fermarsi. Si torna subito a pensare al campionato. La Serie A non aspetta nessuno, e la partita con il Lecce è una di quelle che devi vincere con la testa prima ancora che con le gambe. Lo stadio è caldo, il pubblico pretende, la squadra ha bisogno di continuità. Entro in campo con una sensazione diversa rispetto a qualche settimana fa: più lucido, più dentro il gioco, più libero. Contro il Lecce faccio una partita completa. Mi muovo tra le linee, chiedo palla, mi prendo responsabilità. Gioco a uno-due tocchi, accelero quando serve, rallento quando la squadra ha bisogno di respirare. Creo occasioni, partecipo all’azione, lavoro anche in fase difensiva. È una di quelle partite in cui senti che tutto torna: tempi, distanze, decisioni. I compagni mi cercano, lo stadio accompagna, la squadra gira. A fine gara la sensazione è chiara: è stata un’ottima partita. Non solo per i numeri, ma per il modo in cui sono stato dentro il match. Ho dato equilibrio, qualità e presenza. È la risposta migliore dopo settimane di rumore, perché nel calcio l’unica verità che conta arriva sempre dal campo. L’episodio si chiude con un’immagine semplice ma potente: io che rientro negli spogliatoi, stanco ma sereno. So che una prestazione non cambia una stagione, ma so anche che può cambiare una percezione. E in questo momento, dopo Europa League e Serie A, sento di aver rimesso un punto fermo: quando il pallone gira, io ci sono. Perché alla fine, tra coppe europee e campionato, la risposta più forte è sempre la stessa: giocare bene, insieme, partita dopo partita.