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La Villa Borromeo, immersa in un parco dalle notevoli dimensioni, si staglia su una collina artificiale che sorge nel territorio di Senago. Si tratta di una struttura di cui è difficile percepire alla prima occhiata i partiti stilistici delle facciate estremamente decorate, o dei coronamenti, perché la mole nel suo insieme quasi confonde chi la guarda. L'edificio che vediamo oggi è il risultato di numerose fasi costruttive che lo interessano nel corso dei secoli, e che da fortilizio lo trasformano in villa di delizia prima, ed in complesso turistico, alberghiero e culturale poi. Il progetto voluto da Giberto Borromeo tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento per ristrutturare la preesistente dimora è indubbiamente il più ambizioso, ma non può essere percepito singolarmente oggi. Nella lettura della villa si devono infatti considerare gli interventi di inizio Novecento, (quando si viene a conformare uno schema planimetrico ad U), e soprattutto i lavori realizzati negli ultimi vent'anni, mirati alla salvaguardia della struttura ma che hanno inevitabilmente comportato anche variazioni agli ambienti interni. Per quanto concerne gli esterni, la serietà della facciata verso nord non viene mantenuta nel fronte sud, dove un elegante portico tripartito sorretto da sobrie colonne al pianterreno, ed un raffinato balconcino in posizione centrale al piano nobile, alleggeriscono e creano un lieve movimento nell'impianto strutturale. All'interno vi è un susseguirsi incessante di ambienti, e tra le bellezze da rilevare vi sono indubbiamente lo scalone, i cui arditi squarci di luce in corrispondenza dei diversi piani scandiscono un ritmo suggestivo, ed il salone di rappresentanza, dove il parapetto della balaustra in ferro battuto finemente decorato, riporta ai fasti della tradizione artigianale milanese di inizio Novecento. Il parco, che occupa una superficie di 100.000 mq., è suddiviso in due zone. In un'area limitrofa alla villa si trova un ampio prato circondato da alberi di varie specie, tra cui faggi, olmi, cedri e magnolie, mentre nella fascia perimetrale sono stati reinseriti arbusti scomparsi da anni per dar vita ad un orto botanico. Notizie storiche Sull'altura dove sorge la maestosa ed imponente villa Borromeo la tradizione vuole che Bernabò Visconti avesse fatto costruire un edificio fortificato già nel 1355. Il territorio di Senago era del resto tra i preferiti dai Visconti poiché, grazie alla sua connotazione geografica, era ricco di vigneti e di fitti boschi che favorivano i piaceri della caccia. L'ampia presenza di vegetazione rendeva la zona tra le più salubri delle campagne milanesi, e pare infatti che, sia nel 1374 sia nel 1630, nei periodi delle grandi pestilenze, Senago sia rimasta immune dall'epidemia. Il Cardinal Federico Borromeo acquista un edificio che presenta l'aspetto di una fortificazione, ed è comunque ben diverso da quello che vediamo oggi. Spetta a Giberto Borromeo l'avvio di quella campagna di abbellimento intrapresa a fine Seicento su un progetto che viene attribuito a Filippo Cagnola e che intende rappresentare uno degli ultimi esempi del barocco lombardo. Agli inizi del Novecento gli architetti milanesi Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi intervengono però apponendo numerose revisioni al progetto originale, ed applicando istanze eclettico - antiquarie, attenendosi al gusto imperante dell'epoca, ed alle volontà del committente Febo Borromeo d'Adda. Fonti bibliografiche riportano che siano numerosi i personaggi illustri ad aver soggiornato nella dimora, tra cui Leonardo da Vinci, San Carlo Borromeo, Stendhal, Alessandro Manzoni, Giovanni Verga, Benedetto Croce, nonché un lungo elenco di teologi ospitati da Federico Borromeo per sfuggire alla peste del 1630 Nella realizzazione dei miei video osservo le regole di buona condotta, universalmente riconosciute e condivise dalla comunità Urbex e pertanto: a) non commetto alcuna effrazione di recinzioni, porte, portoni, cancelli, finestre o di qualsiasi altro tipo di accesso ai luoghi di volta in volta esplorati; b) utilizzo unicamente i varchi e gli ingressi esistenti, trovati liberi da catene, lucchetti, chiavistelli e serrature; c) non asporto alcun oggetto presente all'interno o all'esterno dei luoghi esplorati e delle loro pertinenze; d) non altero, deturpo, distruggo o arreco danno ai beni immobili e ai beni mobili, come, ad esempio, gli arredi e le suppellettili ivi custodite; I segni del mio passaggio sono solo le impronte nella polvere , le uniche cose che mi porto via, sono le mie foto , i ricordi, e il pensiero per coloro che in questi luoghi hanno vissuto.