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Alberto Bruni Tedeschi (1915 - 1996) Diario - Ultime pagine (1994) Sequenza in sei episodi per orchestra VI° Episodio Allucinazioni Ma un nuovo attacco subentra e la sua mente è ormai preda di allucinazioni incontrollabili: davanti ai suoi occhi tutto turbina disordinatamente in un caos indescrivibile. E’ l’ inizio della lotta finale. Epilogo Il cuore batte ormai all’ unisono con il destino incombente: tutta l’ orchestra sottolinea questo b¥attito in un crescendo inesorabile e disordinato fino a che a poco a poco manca i colpi: l’ elettrocardiogramma si appiattisce: è lo schianto. A una maschera di dolore subentra la serenità cadaverica che invade il volto e lo distende. Anton Nanut, direttore Orchestra Sinfonica della RadioTelevisione di Lubiana Lubiana, 1996 Alberto Bruni Tedeschi compose questo balletto tra il 1992 ed il 1994 quando era in piena salute: sentì la necessità di descrivere la malattia e la fine della vita di un uomo. Stranamente, appena terminato, quando già aveva iniziato un’ altra composizione di argomento decisamente allegro, si ammalò e visse un anno e mezzo di malattia, fino al giorno della sua morte: esattamente come aveva previsto nel balletto. Aveva immaginato quello che gli sar¥ebbe accaduto: gli orrori delle "rianimazioni", le visioni dell’ aldilà, i ricordi della vita, i lunghissimi silenzi per giornate intere, questo interminabile viaggio all’ interno di sé, come preparazione ad un altro viaggio nel mistero. Il distacco dalle cose e persone della sua vita, punteggiato dalle cure di medici ed infermieri, dalla devozione dei familiari pronti a tutto per salvarlo, da notti bianche piene di speranze e scoraggiamenti. Non poté ascoltare questa sua ultima composizione, forse, inconsciamente la compose affinché "dopo", noi che siamo rimasti, possiamo, realizzandola, capire e far capire quello che un uomo prova all’ avvicinarsi del momento estremo. E’ il racconto musicale di una grave malattia dall’ esito scontato. Un cuore che man mano manca i colpi: il battito di quest’ organo irregolarmente veloce, affrettato, tumultuoso, marcherà tutta la composizione come tema conduttore (interpretato in orchestra da una percussione caratteristica, non elettronica). Inesorabile e freddo l’ elettrocardiogramma registrerà il decorso fino all’ appiattimento finale. E sarà lo stesso battito che, nei ricordi del paziente, avrà marcato di allora gli impulsi amorosi, i successi, gli insuccessi tutto quanto insomma ognuno di noi ha provato nel corso della propria esistenza: entusiasmi, delusioni, vittorie e sconfitte grandi e piccole. Il paziente comprende, nel suo inconscio, che non potrà salvarsi: è davanti a se stesso solo, inesorabilmente solo, come lo si è nei momenti supremi.