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«Grazie per avermi invitato a parlare in una grande capitale del Mediterraneo come Napoli, è uno dei luoghi migliori per parlarne. Il primo obiettivo è quello di portare la pace in Medio Oriente. Il 30% del traffico marittimo italiano passa per il canale di Suez e per il Mar Rosso. La guerra ha portato a un innalzamento dei costi. Una missione della Marina Militare ha permesso a tante navi di passare indenni rispetto a quello che stava accadendo. L'export vale in Italia 600,3 miliardi. Noi vogliamo raggiungere i 700 miliardi entro la fine del 2027. Bisogna pianificare una strategia per raggiungere questo obiettivo. Il nostro piano d'azione punta ad occupare spazi ancora liberi in altri mercati. Solo così possiamo recuperare ciò che possiamo perdere a causa dei dazi. Al 15%, però, non sono pericolosi. Ad altri sono stati imposti dazi al 50%. Il rischio è che la Cina provi a occupare il nostro mercato. Oggi l'euro è molto forte. La strategia americana prevede la svalutazione del dollaro. Questo è molto più pericoloso. Tutta l'Europa è un continente industriale. Per fare ciò abbiamo fatto una riforma storica: il ministro degli Esteri avrà una testa politica e una economica. Sarà un cambiamento di mentalità. Tutte le ambasciate sosterranno le imprese italiane in giro per il mondo. Ieri ho inaugurato a Londra la nuova sede. L'India è un altro mercato su cui stiamo lavorando. La prossima settimana andrò in Senegal per far sentire la nostra voglia di fare impresa lì. Le imprese italiane sono tante in giro per il mondo, ma possiamo fare ancora di più. Possiamo essere credibili perché siamo stabili. Il ministro degli Esteri italiano è il contrario di quello di prima. La stabilità è fondamentale e porta dei risultati, con le agenzie di rating che ci valutano sempre meglio. Andando in giro per il mondo dobbiamo presentare il nostro Paese con tutte le sue opportunità e le sue infrastrutture. Speriamo che Salvini convinca il suo collega di partito, ministro, a rifinanziare la Napoli-Afragola, come la Metro C di Roma. Bisogna e si può fare di più. Va sostenuto il ceto medio. A preoccupare è la guerra in Ucraina; anche se c'è qualche segnale, non vedo Putin convinto sul cessate il fuoco. Abbiamo 270 imprese italiane che lavorano in Russia, nel rispetto delle sanzioni. Quando si dovrà ricostruire, noi non possiamo non essere protagonisti, in Ucraina come a Gaza. Penso al Kosovo e alla Serbia, dove i nostri militari sono stati portatori di pace. Ma dopo i militari devono arrivare le imprese, se stiamo ben voluti. Possiamo giocare una partita straordinaria anche in Africa occidentale. Dopo la riduzione della presenza francese, cercano altri interlocutori. Sto riflettendo su come la presenza italiana possa essere sempre più forte, anche come ponte verso l'Europa. Noi dobbiamo saper cogliere questa attitudine, l'italiano è sempre ben voluto. Lo sviluppo deve portare vantaggi anche al nostro Paese, non possiamo sprecarle. Dobbiamo essere sempre più attivi e propositivi, altrimenti lo faranno altre realtà».