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TRUMP ODIA LA CULTURA WOKE, PERCHE'? #gabanelli,#trump,#woke,#usa #newstoday #news che cos'è: la sua diffusione è davvero un pericolo per la società? Il 4 marzo 2025 il neoeletto presidente Donald Trump dichiara davanti al Congresso che gli Stati Uniti «non saranno più woke». La wokeness, dice, è un problema, è cattiva, ed è finita» . Lo aveva sottolineato in ogni comizio della campagna elettorale, mentre Elon Musk scriveva sul suo social X che il woke è un «virus mentale». Ma che cos'è la cultura woke? E costituisce davvero una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti? E per noi? Significato del termine «woke» In Europa e in Italia il significato della parola «woke» rimane oscuro alla maggior parte delle persone. Un sondaggio condotto in Francia nel 2021 ha mostrato che appena il 6% delle persone dichiarava di conoscerne il significato. In Italia il «woke» viene spesso confuso con il «politicamente corretto», concetto collegato ma non sovrapponibile. Il termine «woke» deriva dal verbo «to wake», svegliarsi, ed ha una lunga tradizione nella comunità afroamericana: è un invito a non distogliere lo sguardo dalle ingiustizie che strutturano la nostra società. Dopo l'omicidio di George Floyd nel 2020, e l'esplosione delle proteste di Black Lives Matter, l'espressione «woke» si diffonde a gran velocità. Viene fatta propria da altri gruppi e altre minoranze, in particolare dalla comunità Lgbtq+. Da quel momento in avanti il «woke» coinvolge tutte le minoranze oppresse del mondo, e diventa una vera e propria controcultura dei nostri giorni, portata avanti soprattutto dalle generazioni più giovani. Possiamo individuare almeno tre fondamenti: 1) L'importanza della giustizia sociale, in opposizione a ogni forma di discriminazione: razziale, di genere, sessuale, coloniale, economica. 2) L'intersezionalità, ovvero il principio per cui le diverse forme di oppressione si rafforzano l'una con l'altra. 3) La critica delle strutture di potere dove l'ingiustizia è sistemica, e la necessità di un attivismo dal basso per riformarle. In sostanza, la cultura woke dice questo: «Tu, persona transgender i cui diritti fondamentali sono compressi dalla società, non sei diversa da me, persona nera, che vivo la mia forma di esclusione; tu, attivista climatico che ti batti per la tutela dell'ambiente, sappi che le catastrofi climatiche colpiscono in modo differente le persone in base alla loro condizione sociale. I neri in America, per esempio, sono vittime più gravi rispetto ai bianchi, perché vivono in aree più esposte, in case meno sicure, hanno meno accesso alle assicurazioni e alle cure. Quindi ci conviene unire le forze ed estirpare alla radice le cause dell'ingiustizia». Il woke è un ambito che riguarda il linguaggio; le politiche di inclusione nei posti di lavoro delle minoranze, dai non bianchi alle persone con disabilità, alle persone transgender (politiche che negli Stati Uniti vengono indicate con la sigla DEI, Diversity, Equality and Inclusion); la rilettura della storia con la sensibilità di oggi (Cancel Culture). Linguaggio inclusivo La sfera che riceve più attenzione, anche mediatica, è quella linguistica. Il nostro modo di esprimerci è spesso il riflesso inconsapevole di una tradizione patriarcale, coloniale, eurocentrica. La cultura woke si fa quindi promotrice di un cambiamento nel modo di scrivere e parlare (un cambiamento che era già in corso da diversi anni). Negli Stati Uniti come in Canada, per esempio, diventa una prassi quella di rivolgersi alle persone con i pronomi che ritengono più adatti a loro stessi. Le persone possono decidere se essere indicate come «lui» o «lei» a prescindere dal sesso biologico. Oppure, se non si riconoscono in un'identità maschile o femminile, usare il pronome neutro «loro». Il genere neutro viene incoraggiato anche in espressioni come «Latinx», preferibile ai precedentemente in uso «Latinos» e «Latinas», per includere nella comunità ispanoamericana anche le persone non conformi ai due generi. Allo stesso modo, in Italia, si diffonde la scrittura con l'uso dell'asterisco al posto delle desinenze maschili/femminili. Vengono incoraggiate espressione neutre, come «persona transgender» rispetto a «transgender». Esplosione del woke dopo il 2020 Il modo più affidabile per misurare la rapidissima diffusione della cultura woke contare la presenza di parole collegate al woke nelle pubblicazioni scientifiche americane ma anche in quotidiani come il New York Times. In entrambi i casi la misurazione mostra un'impennata nell'uso di espressioni chiave come «sessismo, misoginia, patriarcato, omofobia, razzismo, islamofobia, transfobia (violenza di genere), ageismo (discriminazione basata sull'età), abilismo (discriminazione basata sulle abilità fisiche), Lgbtq+, sessismo, impronta carbonica, postcolonialismo» e molte altre.