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Pëtr Il'ič Čajkovskij: Sinfonia op. 74 (Patetica) mov. 4 Finale. Adagio lamentoso - Andante Orchestra Sinfonica di Torino della RAI con la collaborazione della Orchestra Filarmonica di Torino Direttore: Riccardo Muti Auditorium RAI di Torino, 26 gennaio 1994 I primi schizzi della «Patetica» risalgono all'autunno 1892. Sono gli anni in cui Ciaikovsky sente appressarsi la fine. Cura una edizione delle sue liriche, e fa testamento. Ancor più del consueto il musicista è incerto sul valore di quanto compone. Gli schizzi del 1892 vengono distrutti, e la «patetica» è riscritta di getto nel marzo 1893. L'epistolario di Ciaikovsky indica come la «patetica» fosse concepita quale sinfonia a programma, ma l'autore non ha mai indicato con precisione di quale programma si trattasse, e l'indagine critica propende per una biografia artistica con finale di disperazione. La Sinfonia prende le mosse da una introduzione che può esser definita una sorta di idea fissa, e che ricompare anche nel finale dell'opera. La caratterizzazione affettiva di questo tema è sviluppata attraverso alcune varianti e il risalto loro conferito dalla miracolosa strumentazione ciakovskiana. Il tema sorte cavernoso dal fagotto nel registro basso, e si trasforma in un misurato cantabile nel successivo allegro. La seconda idea del primo tempo è la celeberrima e patetica frase in andante, rimasta nel cuore romantico quale esempio assoluto di melodia. La costruzione e la strumentazione abilissima variano continuamente gli slanci e la pregnanza delle immagini. Nello sviluppo il carattere sinistro del programma è indicato dall'inserto del canto funebre «Pace con i beati». La coda è scandita da un appello delle trombe, quasi un avvio verso un cattivo destino. L'Allegro con grazia in 5/4 riporta alla Russia campestre, filtrata attraverso il salone borghese. La forma è quella della danza con trio. Le idee cantabili si incatenano scorrevolmente l'un l'altra, e soltanto il trio riconduce alla insistenza di languide appoggiature. L'Allegro molto e vivace è costruito sulla compresenza di due temi, l'uno spumeggiante in rapide terzine staccate, da scherzo mendelssohniano, l'altro alla marcia. Con stupenda maestria strumentale Ciaikovsky conduce il gioco del cancellare ed affermare fino alla apoteosi brillante del tema alla marcia. Il Finale è intriso nel lugubre. Il primo tema si crogiola nelle appoggiature, stilema classico dell'idea fissa patetica, il secondo è un frammento di canto il cui risalto melodico è sottolineato da accenni contrappuntistici in eco. Slanci ed abbandoni sono drammatizzati in una sorta di recitativo a piena orchestra, una invenzione tipicamente ciaikovskiana, fino ad un finale in dissolvenza. Sulla «patetica» così Ciaikovsky si espresse scrivendo al fratello Modesto nell'agosto del 1893: «La ritengo la migliore, e precisamente la più compiuta delle mie opere. L'amo, come fino ad ora non ho mai amato nessun'altra delle mie creature». La prima fu diretta dall'autore a Pietroburgo il 28 ottobre di quell'anno. A fine novembre Ciaikovsky moriva di colera. #marcosantiapianist #muti #sinfonia #torino