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Don Ignacy Antonowicz, SDB (1890–1941) — direttore dell’Istituto Teologico Salesiano di Cracovia, uomo di grande cultura, profonda calma e intelletto. Ad Auschwitz divenne il numero 17371. Il suo martirio è la storia di un’offerta silenziosa: dalla cattedra universitaria e dai fronti di guerra, fino alle disumane torture nella piazza d’appello, affrontate con eroica pazienza, senza perdere la dignità sacerdotale. Cinque fatti straordinari su don Ignacy Antonowicz: 🎖️ 1. Cappellano con la Croce al Valor Militare. Non era solo uno studioso, ma anche un patriota. Durante la guerra polacco-bolscevica (1920) servì come cappellano militare nell’esercito del gen. Haller sul fronte della Volinia, per il quale fu decorato con la Croce al Valor Militare. 🎓 2. Mente brillante. Possedeva due dottorati — in filosofia e teologia — conseguiti all’Università Gregoriana di Roma. Insegnò dottrina in Italia e in Polonia, impressionando gli studenti con la sua conoscenza e memoria fenomenale, emanando al contempo una “calma provvidenziale”. 3. Quando la Gestapo irruppe nel seminario cercando il direttore, don Ignacy non tentò di nascondersi. Alla domanda dell’ufficiale: «Sei Antonowicz?», rispose con calma: «Sì, sono io», assumendosi piena responsabilità per i confratelli e l’Istituto. 🐕 4. Martire del “salto della rana”. Ad Auschwitz, estremamente debilitato dal lavoro estenuante, fu vittima del sadismo dei carcerieri durante l’appello. Costretto a fare “hupfen” (salti) fino allo sfinimento, fu preso a calci e assalito dai cani, che lo morderono gravemente, contribuendo direttamente alla sua morte. 💧 5. Misericordia nella miseria. Dopo essere stato brutalmente maltrattato, fu trasferito all’ospedale del campo in condizioni agoniche. I compagni, per alleviare la sua alta febbre e in assenza d’acqua, furono costretti a fargli impacchi con stracci bagnati nella sua urina. Morì dopo tre settimane di sofferenza. Questa non è una biografia comune. È la testimonianza di un intellettuale e pastore che sapeva che “per i nazisti basta essere sacerdote per essere arrestati”, e tuttavia rimase al suo posto. È la storia di come la dignità umana possa essere preservata anche quando calpestata nel fango di un campo di concentramento. Preghiera Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Preghiera introduttiva San Giovanni Bosco, padre e guida dei giovani, conducici sulla via dell’amore, del coraggio e della speranza. Insegnaci a guardare la vita con fiducia, anche quando il cammino si fa difficile. Giorno 9 San Giovanni Bosco insegnava che l’educazione si fonda sulla calma e sulla bontà. Don Ignacy Antonowicz mantenne questa calma anche di fronte alla Gestapo e ai carcerieri del campo. Oggi chiediamo il dono della padronanza di sé e della pace interiore nelle situazioni difficili della vita — affinché, come don Ignacy, possiamo testimoniare Dio con il nostro comportamento, anche quando le forze vengono meno. Padre nostro… Ave Maria… Gloria al Padre… San Giovanni Bosco – prega per noi. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.