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Prato (askanews) - L'astronave è atterrata. Dopo anni di lavori riapre al pubblico il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, con la nuova struttura dell'architetto olandese Maurice Nio - che ricorda una navicella spaziale - a fare da tramite non solo architettonico con il territorio. Per il museo toscano, nato nel 1988 e prima istituzione italiana con una sede costruita appositamente per dare spazio all'arte contemporanea, si tratta di un rinnovamento che riguarda la sede espositiva, ma anche la tipologia di programma culturale. Con l'obiettivo dichiarato di dare una nuova energia e di coinvolgere il territorio, come ha confermato il direttore del Centro Pecci Fabio Cavallucci: "Questa - ci ha detto - è una macchina molto grande: sono 3.200 mq espositivi, complessivamente più di 12mila mq. E questa macchina non può, in questo momento, che partire da una fase centripeta, cioè deve attrarre il più possibile le energie all'interno perché possa funzionare. C'è poi una fase centrifuga, che credo sia necessaria ed in qualche modo è già partita, per dare l'idea e creare nei fatti una dimensione più allargata". Il messaggio parte da Prato, ma, e lo conferma anche la presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana, Irene Sanesi, si diffonde nello spazio globalizzato del mondo dell'arte internazionale, dando corso a quello che lei definisce un sogno che non finisce. "Oggi - ci ha spiegato - raccogliamo l'eredità del sogno iniziato nel 1988. Questa grande visionarietà, questa intraprendenza, la voglia di innovare: credo siano queste, insieme alla creatività, che ci fanno ben sperare rispetto a una vocazione che è glocale, ossia locale, ma anche globale". Per la riapertura il Centro Pecci ha anche presentato una mostra curata dallo stesso Cavallucci: "La fine del mondo". Un itinerario attraverso il lavoro di oltre 50 artisti, dai grandissimi ai più giovani, per diventare consapevoli del fatto che ciò che abbiamo conosciuto finora potrebbe essere già obsoleto e che occorre una "presa di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo". Insomma, il tentativo è quello di mettere in pratica un "esercizio della distanza" per guardare a noi stessi da un po' più lontano, come è giusto che avvenga quando si sale a bordo di un'astronave. Altra caratteristica del nuovo Centro Pecci, che ora vanta anche una grande antenna concepita per captare le onde del contemporaneo, è quella di dare cittadinanza a tutti i linguaggi e le espressioni artistiche: dalla musica al teatro, dal cinema all'architettura, alla danza.