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Dal libro "Versetti sardonici" Diceva una vecchia zia: “Oh quant'è bbella Napule, ma tuti se cala qua!” Fin dall'avvento dell'Italia in queste zone, infatti, si è radicata nell'immaginario del triestino l'idea del meridionale che sale lo stivale e raggiunge il capoluogo giuliano per lavorare e stabilizzarsi. Tanti sono stati coloro che hanno ironizzato amabilmente su questi nostri connazionali che, in fin dei conti, apprezzano sinceramente Trieste e il nostro modo di vivere e lo dimostrano, anche con notevole sforzo, volendosi integrare con i triestini sia negli usi che nel parlare. Come non ricordare una formidabile scenetta del compianto cabarettista Luciano Bronzi che fa: “Ciò mulli, comme kse? Mi son più triesc'tin de ti, ti ga cappit'!” ? Da questa piece si è fatto ispirare il poeta... In questa canzone appare la fatica del “cabibo” Carmine a farsi accettare dai triestini diffidenti e, diciamo la verità, un po' chiusi. Eppure egli si sente pienamente triestino: nei gusti, nei comportamenti e nel modo di esprimersi! Il suo solare ottimismo gli farà superare ogni avversità, per integrarsi appieno nello stile “Viva l'A. e po bon”. A livello musicale si è voluto fare un omaggio alla canzone napoletana nostalgica, ma allo stesso tempo gioiosa.