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Sussidiario Tv, all'interno del Meeting di Rimini 2025, ha trasmesso l'incontro "Pietre Vive" con l'architetto Mario Botta, a colloquio con il giornalista Angelo Rinaldi, vicedirettore Repubblica. Rinaldi, dopo i ringraziamenti iniziali, ha presentato Mario Botta come una delle figure più importanti dell'architettura contemporanea, delineandone la biografia, i maestri (tra cui Le Corbusier e Louis Kahn) e le opere più significative in tutto il mondo, dal MART di Rovereto al restauro della Scala di Milano, fino alle numerose chiese. Ha sottolineato la sua visione dell'architettura come "pratica etica" e la centralità dell'uomo rispetto alla tecnologia. Rispondendo alle domande, l'architetto Mario Botta raccontò che la sua vocazione nacque dalla passione per il disegno, coltivata da bambino per ragioni di salute, e divenuta in seguito un "impegno etico" e una "prigione" a cui non sa più sottrarsi. Affermò di sentirsi profondamente turbato dall'attualità e dal fatto che ogni aspetto della vita, persino la pace tra i popoli, sia ormai ridotto a "business", tradendo le vere ragioni per cui l'uomo costruisce: rendere il mondo più civile, abitabile e bello. Interrogato sul perché la dimensione del sacro sia diventata così centrale nel suo lavoro, Mario Botta spiegò che in un'epoca in cui l'architettura si è svuotata di spirito, gli spazi sacri rappresentano un "intervallo" dalle convenzioni quotidiane. Riferì l'episodio toccante di una signora anziana che, dopo la costruzione di una chiesa a Seriate, lo ringraziò affermando che "nella sua chiesa si prega bene", una critica che lo colpì profondamente perché gli rivelò il lato pragmatico e comunitario del suo lavoro. L'architetto Mario Botta descrisse poi le differenze nel progettare per le tre grandi religioni monoteiste, sottolineando la peculiarità sacrale della liturgia cristiana. Parlò con commozione del cantiere della Cattedrale della Resurrezione di Cristo a Leopoli, in Ucraina, definendolo un "punto di luce nel buio della guerra" e un atto di speranza che unisce la comunità nonostante il conflitto. Citando l'influenza dei suoi maestri – la sensibilità materica di Scarpa, la grandezza storica di Le Corbusier e la forza profetica di Louis Kahn – Botta evidenziò l'importanza dell'umiltà nel mestiere di architetto. Ribadì che la luce è la "vera generatrice dello spazio" e concluse, in risposta a una domanda personale, definendo il suo Dio come la personificazione del massimo del bene, della bellezza e dell'armonia, valori che cerca di tradurre nelle sue opere. L'incontro si è chiuso con alcune domande dal pubblico, toccando temi come il simbolismo nelle forme architettoniche e il ruolo delle facoltà di architettura nel porre nuovamente l'uomo al centro del progetto.