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È una grande soddisfazione aver fatto il Cammino di Santiago. Nell’ultima diapositiva del video ho scritto: "Il Cammino di Santiago è un cammino alla ricerca di qualcosa, sia spirituale che interiore. Poi ti rimane per sempre nel cuore." Infatti, a distanza di 21 anni, è come se lo avessi fatto ieri. Per arrivare a Saint-Jean-Pied-de-Port, senza cambiare treni o aerei, abbiamo affittato un pulmino. Inizialmente doveva guidarlo il Bepi, ma poi è stato sostituito alla guida da altri tre. A Saint-Jean-Pied-de-Port siamo arrivati la sera. Il primo rifugio che abbiamo trovato ci è sembrato subito accogliente, e ci siamo sistemati. Siamo andati a cena e poi subito a dormire. Dopo aver messo il primo "sello" (timbro) sulla Credenziale del Pellegrino, con grande emozione siamo partiti. "Descrivere il Cammino di Santiago è come raccontare le emozioni vissute lungo un percorso che cambia dentro prima ancora che fuori: un susseguirsi di paesaggi, incontri, silenzi e fatica che si intrecciano in un’esperienza unica e personale." Pertanto, mi limiterò a raccontare alcuni episodi accaduti lungo il percorso. Non abbiamo fatto il percorso montano, ma quello basso, a causa della neve. La prima notte del cammino l’abbiamo passata a Roncesvalles, in un grande dormitorio con più di cento pellegrini. Comunque, forse per la stanchezza, abbiamo dormito bene tutta la notte. Il mattino seguente, svegliati di buon’ora, siamo ripartiti per Trinidad de Arre. Il sentiero era fangoso, ci siamo stancati moltissimo. Per fortuna a Larrasoaña ci attendeva il nostro amico Bepi con un bicchiere di vino. A Trinidad de Arre abbiamo appeso la prima bandiera: "Genova 04", che il nostro capogruppo si era fatto dare dal Comune di Genova. Il giorno dopo ci attendeva Puente la Reina, passando per Pamplona, una città bellissima, con un parco stupendo. Siamo stati all’ufficio dell’Università per farci apporre il timbro. Poi siamo saliti all'Alto del Perdón, dove ci sono le famose sagome in acciaio e numerose pale eoliche per la produzione di elettricità. Sotto il ponte di Estella, Gianni ha ricevuto le cure della moglie. Dopo sette tappe ho iniziato ad avere dolore a un ginocchio e ho dovuto saltare qualche mezza tappa. Una fotografia che rappresenta il mio stato d’animo è quella dell’albero solitario: come me, che rimanevo indietro, appunto... solo. Per questo motivo ho sostituito il Bepi nella guida del pulmino per qualche mezza giornata. A León, sono andato all'Asociación de Vecinos (l’equivalente della nostra Pro Loco) e ho telefonato a chi ci aveva affittato il pulmino per farci mandare la copia dell’assicurazione via fax. Verso Los Arcos abbiamo incontrato la Fuente del Vino: una cantina dal nome Bodegas Irache, che produce vino e ne offre un po’ ai pellegrini. Prima di arrivare a Los Arcos, abbiamo attraversato altro fango. Penso sia stato proprio quel fango a causarmi la rottura del menisco del ginocchio destro che in seguito mi ha fatto tanto male. A Burgos abbiamo avuto una discussione con un gruppo di persone che ci voleva passare davanti, dicendo che avremmo dovuto mettere gli zaini vicino alla porta. Noi non lo sapevamo, e non li avevamo messi. A Frómista ho telefonato al mio medico chiedendo cosa potessi prendere per il dolore al ginocchio. Mi ha consigliato il Diclofenac, che in Spagna si chiama Declofenco. Dopo un paio d’ore ho potuto camminare come all’inizio! A Santa Catalina de Somoza abbbiamo cenato con tre ragazze austriache. Alla Cruz de Hierro, Gianni ha lasciato ai piedi della croce una pietra di mare con scritto “Pegli 2004!” A Ponferrada vorrei soffermarmi su un episodio: una persona inglese ci ha criticati perché avevamo il pulmino al seguito. Forse pensava che volessimo fare il Cammino in pulmino! A noi è sembrato fuori di testa. Pochi chilometri dopo Ponferrada abbiamo incontrato una ragazza vicentina con cui abbiamo scambiato qualche parola. Verso O Cebreiro abbiamo preso neve e pioggia. Durante il nostro cammino abbiamo incontrato anche persone che tornavano da Santiago. Tra Portomarín e Melide, a Casanova (dove avevamo dormito), un olandese ubriaco ha voluto tenere una finestra aperta, forse perché aveva caldo per l’alcol. Noi l’avevamo chiusa, ma lui, dopo che ci eravamo addormentati, l’ha riaperta. Così il nostro amico Lamberto, che dormiva vicino alla finestra, si è preso un bel raffreddore. Appena arrivati a Santiago, abbiamo rivisto la ragazza di Vicenza che stava andando a prendere l’aereo per tornare a casa. L’emozione nella piazza della Cattedrale è stata enorme, tanto da far scendere qualche lacrima. Come si può notare nella fotografia che ho scattato agli amici davanti alla Cattedrale di Santiago. Dopo Santiago siamo partiti per il ritorno. A Lourdes siamo andati alla grotta, abbiamo assistito alla messa e poi siamo ripartiti verso casa, dormendo nel pulmino. Il 12 maggio eravamo a casa. Giusto in tempo per festeggiare l’anniversario di matrimonio.