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Nell’episodio del centurione nel Vangelo di Matteo (8,5-10) e nella sua risposta intrisa di fede si delinea il mistero della ricezione della Santa Eucaristia. Non a caso, le parole di quell’uomo pagano che implorava la guarigione del suo servo sono state incorporate ad litteram nella S. Messa. È la preghiera che rivolgiamo al Signore prima di ricevere il suo Corpo: «Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. Ma dì soltanto la parola e io sarò guarito». Qual è questa “parola” che vogliamo che il Signore pronunci perché come quel servo siamo anche noi guariti? Siamo nella Messa. La Parola che Gesù sta per pronunciare è il dono del suo Corpo; Lui stesso fattosi Eucaristia per noi. Quella Parola è il Verbo fatto carne e pane. Non riceveremmo il suo Corpo se il Signore non avesse pronunciato la parola del suo Fiat sacrificale al Padre. L’Eucaristia è la Parola che si immola, che diventa sacrificio di salvezza e perciò Pane di vita. Dunque, l’Eucaristia può essere solo ricevuta quale dono sacrificale. Il “prendere” va ricondotto a questo significato originario e fondativo della vita cristiana. Ricevere l’Eucaristia al momento della Comunione, allora, dovrebbe essere sempre e solo questo: ricevere il Corpo di Gesù con la stessa umiltà del Logos immolato, senza pretese, senza le mani che prendono, ma con il cuore e la vita che accolgono il Dono di Dio. Così siamo guariti, soprattutto dalla nostra presunzione. Siamo salvi. 🎙️ Nuovo allo streaming o vuoi migliorare? Dai un'occhiata a StreamYard e ottieni uno sconto di $10! 😍 https://streamyard.com/pal/d/54564751...