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12PORTE - 5 febbraio 2026: Lunedì 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa di Bologna ha celebrato la Giornata Mondiale della Vita Consacrata con una solenne liturgia presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi. La celebrazione, introdotta dal suggestivo rito del lucernario, ha visto la partecipazione numerosa di religiosi, religiose e consacrati presenti in diocesi. Accanto agli ordini e alle congregazioni religiose, erano presenti anche rappresentanti degli istituti secolari, dell’Ordo Virginum, delle società di vita apostolica e, spiritualmente uniti, i monasteri di clausura. Nel cuore della celebrazione, i consacrati sono stati invitati dal Cardinale a rinnovare i voti, i propositi e gli impegni propri della loro forma di vita, riaffermando pubblicamente la gioia di un’esistenza interamente donata al Signore. Nell’omelia, l’Arcivescovo ha richiamato con forza il senso profondo della consacrazione come appartenenza totale a Cristo, una forza diversa da quella del mondo: non aggressiva né divisiva, ma capace di liberare dall’orgoglio e dalla logica della contrapposizione. È la forza dello Spirito che, come il fuoco annunciato dal profeta Malachia, purifica e accende la vita. Il cardinale ha indicato nei due anziani Simeone e Anna l’immagine di una speranza vigilante, che non si rassegna e non si addormenta. «Aspettano, vegliano, sono pronti a prendere in braccio e a parlare»: una postura spirituale che diventa risposta alle tenebre di un mondo spesso ferito, impaurito, tentato da ideologie che promettono sicurezza ma finiscono per alzare muri e soffocare la compassione. La consacrazione diventa così segno di contraddizione: smaschera l’inganno della prestazione e della forza, chiarisce “da che parte si sta” e rivela che l’unico modo autentico di pensare è amare. Senza amore, ha ammonito, si rischia di diventare complici inconsapevoli o ignavi di fronte al male. Richiamando un recente appello di Papa Leone XIV, il cardinale ha ricordato l’invito a promuovere comunità che siano vere case della pace: luoghi di educazione alla nonviolenza, di mediazione nei conflitti, di accoglienza che trasforma la paura dell’altro in opportunità di incontro. Una sfida concreta, che interpella i carismi e chiede di disarmare i cuori da diffidenza e aggressività. In una generazione spesso impaurita dalle scelte definitive e dal rischio di legarsi, la vita consacrata resta un segno profetico di libertà: libertà di amare, di perdere per ritrovarsi, di opporsi all’idolatria dell’io e alle false promesse di felicità individuale. «Solo il giogo dolce e soave di Cristo ci libera davvero», ha ricordato il cardinale.