У нас вы можете посмотреть бесплатно Lotus ESPRIT Turbo (1980) | In pista ad HETHEL con 210 CV e stile...PAZZESCO или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
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La Lotus Esprit è stata certamente uno dei simboli automobilistici più importanti degli anni 70 e 80. La sua produzione, in realtà, è andata avanti fino al 2004 e si è conclusa dopo 28 anni di produzione tra le storiche mura di Hethel ma è certamente nelle forme della prima versione, quella disegnata da Giugiaro, che si ritrova l’essenza di Lotus oltre che di quegli anni estremamente importanti per l’evoluzione dell’auto, non solo sportiva.La Esprit è stata realizzata in 24 varianti, 10.675 unità (5.829 quelle Giugiariane e 4.846 firmate Stevens) con diverse tipologie di motori ed un telaio molto particolare che ne ha caratterizzato tutta la produzione: l’ossatura principale, infatti, era realizzata con una ossatura in acciaio a trave centrale e traliccio posteriore su ciò veniva installata una carrozzeria “a guscio” in vetroresina GFRP. Materiale utilizzato per la prima volta anche da Giugiaro e che permise di abbattere il peso a secco delle varianti S1 a poco meno di 900 kg (a secco) con prestazioni incredibili per una vettura spinta da un 4 cilindri in linea di 1.975 cc bialbero a 16V capace di 157 CV a 6850 giri/min e 19 kgm di coppia a 4.800 giri, alimentato da 2 carburatori doppio corpo Dell'Orto e montato in posizione posteriore-centrale con installazione longitudinale. Tecnicamente la vettura riprendeva alcune soluzioni studiate per vetture di larga serie, come la Ascona: il doppio braccio oscillante anteriore arriva proprio dalla Opel mentre al posteriore i bracci oscillanti inferiori erano gli stessi semiassi uniti ad un braccio di spinta scatolato. Come sulle F1 in Lotus avevano spostato i dischi freno inboard per limitare le masse sospese. Alcuni accorgimenti arrivano nel 1978, con una S2 chiamata a ridurre i consumi e migliorare la qualità: ecco perché arrivarono i cerchi Speedline in luogo dei Wolprace mentre la strumentazione Veglia viene sostituita dalla Smith. La genesi della Turbo, protagonista della nostra prova in pista, è successiva ed arriva a seguito dell’abbandono del progetto del motore V8. Per una versione supersportiva venne infatti inizialmente pensato un motore più frazionato, ma questa soluzione venne bloccata sul nascere dal responsabile dei motoristi Graham Akin, che impose la sua scelta di un 4 cilindri sovralimentato per ragioni di costi. Nel 1980 la "Turbo" venne lanciata inizialmente con livrea ESSEX come la vettura di F1 Lotus 81 e solo nel 1981 come Esprit Turbo "normale”: la potenza crebbe del 35% (da 157 a 213 CV) e la coppia del 43% (da 19 a 28 Kgm) con alcuni accorgimenti anche a livello di sospensioni anteriori e posteriori, completamente ridisegnate. Con l’occasione arriva anche un miglioramento della rigidità torsionale del telaio (50%) ed il trattamento di zincatura. Nel 1980 fu lanciata la S 2,2 aspirata, con telaio della S2 e motore di 2,2 litri ma senza turbina. A inizio 1981 entrò in produzione la S3, col telaio più rigido e le sospensioni della turbo. Sulla gamma Esprit fu aumentata la qualità degli assemblaggi dal 1976 al 1981. Il telaio e parti di questa vettura furono utilizzate dal proprietario della Lotus, Colin Chapman al momento della revisione del progetto De Lorean DMC-12 a cui era stato chiamato. Nel 1986 è la volta di un sostanzioso restyling, definito in codice di progetto X180: la firma è di Peter Stevens e le maggiori novità riguardano interessò la coda e gli interni. Esprit SE (2174 cc da 180 CV) ed Esprit Turbo SE (Special Equipment 2174 cc da 264 CV) sono le due varianti di potenza che nel 1992 vennero arricchite dal servosterzo di serie e dalla variante Turbo 2.0 (1975 cc, 243 CV). Lo sviluppo della gamma portò poi anche alla Esprit Sport 300, derivata dalle corse dotata di 300 CV, mentre nel 1993 venne introdotta la S4 in versione Turbo 2.2 Sport 300, con motore potenziato di 2,2 litri e 305 CV. Nello stesso anno 2 Sport 300 presero parte alla 24 Ore di Le Mans. L'anno successivo venne il momento della S4s con 300 CV, ala posteriore, cerchi OZ e passaruota maggiorati.Nel 1996 la Esprit V8 vide finalmente la luce: il motore era un V8 32V biturbo Garrett dT25i 3506 cc da 350 CV, mentre in gamma “base” fece la sua comparsa la Esprit GT3 2.0 Turbo con 240 CV. Nel 1997 si ampliò la gamma con le versioni V8 GT e V8 SE. Per rendere la vettura più leggera furono montati speciali cerchi in magnesio e fu alleggerito il telaio, risparmiando 80 kg sulla Esprit base. L'impianto frenante aveva dischi di 320 millimetri con pinze AP Racing di colore blu. Grazie ad essi la vettura passò da 0 a 60 km/h in 3,2 secondi. Russell Carr eseguì un ultimo restyling nel 2001 con luci posteriori stile Elise e alettone tipo Sport 300; questa versione, col v8 da 349 CV, fu l'ultima Esprit, per un totale di 10.675 esemplari costruiti.