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Il 13 marzo del 2014 fu ucciso nei pressi della sua bancarella di prodotti ortofrutticoli, a Molfetta. Nelle scorse ore i Finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari, Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata, hanno proceduto al sequestro di due fiorenti attività economiche intestate agli eredi del defunto boss Alfredo Fiore: un avviato e molto frequentato bar sul lungomare di Molfetta e l’impresa di prodotti ortofrutticoli presso la quale l’uomo fu freddato. Ma c’è di più: nella disponibilità della famiglia c’erano anche sette rapporti finanziari. Il valore complessivo delle attività economiche è di circa 4,2 milioni di euro. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Bari - Sezione Misure di Prevenzione, su proposta del Procuratore della Repubblica di Bari, in applicazione della normativa antimafia. Si tratta, in realtà, del primo caso di applicazione a Bari del disposto normativo contenuto nel comma terzo dell’articolo 18 del codice antimafia, che consente appunto di avviare il procedimento anche nel caso di morte del soggetto proposto per l’applicazione delle misure di prevenzione. In questo caso, infatti, la misura di prevenzione può essere disposta nei confronti degli eredi entro il termine di cinque anni dal decesso. Il fine perseguito dalla norma è proprio quello di sottrarre definitivamente il bene dal circuito economico originario. Secondo quanto ritenuto dalle Forze dell’Ordine, il curriculum criminale di Fiore è di tutto rispetto: l’uomo aveva una lunga lista di precedenti penali e di polizia a partire dal 1983 per danneggiamento, oltraggio, fabbricazione e detenzione di materiale esplodente, furto, minaccia, porto e detenzione illegale di armi, violazione delle misure di prevenzione, rissa e associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Fino ad arrivare all’ultimo episodio criminoso, contestato a Fiore il 4 marzo 2014, pochi giorni prima del suo assassinio, quando venne ritenuto responsabile di un attentato dinamitardo compiuto la notte del 1 gennaio 2014 ai danni di un esercizio commerciale di Molfetta. Le indagini, eseguite dagli specialisti del GICO, hanno permesso di verificare l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità del pregiudicato defunto e la capacità economica del suo nucleo familiare. Gli accertamenti hanno portato a dimostrare che il nucleo familiare di Fiore, negli ultimi cinque anni, a fronte di disponibilità lecite per poco più di 125mila euro, aveva sostenuto spese ed investimenti per circa 250mila euro. Il Tribunale di Bari sottolinea che, come sempre, garantirà ogni sforzo per assicurare la prosecuzione delle attività commerciali sequestrate che sono state già affidate ad un amministratore giudiziario.