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Migranti, dall'Eritrea all'Italia: "Scappiamo dalla dittatura" Parlano tre dei 71 rifugiati arrivati nel nostro Paese grazie ai corridoi umanitari CRONACA (Addis Abeba). "Per me venire in Italia significa realizzare i miei sogni. Sono scappata dall'Eritrea per le gravi violazioni dei diritti umani: non c'è libertà di espressione, il servizio militare è a tempo indeterminato, non siamo sicuri per il nostro futuro. Le persone hanno paura di parlare, non mi sentivo libera". Quella di Yohanna, 23 anni, è una storia come tante. Dopo il suo ingresso legale in Italia, grazie al corridoio umanitario organizzato da Caritas, Gandhi Charity e Unhcr, si trasferirà con i suoi due fratellini ad Aosta. "Queste persone non sono costrette a prendere il mare e a rischiare la vita, entrando in Italia in maniera legale e regolare grazie all'aiuto delle autorità" spiega Oliviero Forti, responsabile per le politiche migratorie e la protezione internazionale di Caritas Italiana. Gli fa eco Alganesh Fessaha, attivista di Gandhi Charity. (Simone Vazzana)