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Iscriviti a Film&Clips ** Subscribe to Film&Clips Jean, un cineoperatore trentenne parigino, scopre di essere sieropositivo. Jean inizia una relazione con Laura, una giovane attrice, a cui non rivela la propria sieropositività e con cui ha rapporti sessuali non protetti. Quando la ragazza lo scopre dapprima lo rifiuta ma poi decide di continuare il rapporto con lui. Nel frattempo Jean intreccia anche una relazione con un giovane di origine spagnola, Samy. La situazione degenera quando Laura, che si fa sempre più possessiva, viene fatta ricoverare in una clinica dalla madre. Jean la rivede diverso tempo dopo scoprendo che non ha contratto il virus e che ha una nuova relazione, felice per lei farà pace con se stesso e con la sua malattia. Collard dipinge un affresco servendosi di una Parigi vista dall'alto (i tramonti dal suo attico) e dal basso (le periferie, i bar alla "Chinawsky"). Racconta e si racconta senza pietismi. Senza nascondere il suo comportamento scorretto nei confronti di tutto e tutti. L'egoismo e la fame di vita portano alle estreme conseguenze. Il montaggio frenetico dà costantemente l'idea di un tempo che passa e non perdona. E che lascia inevitabilmente scontare gli errori. Ma che gli errori forse non sono solo parte della vita, ma a volte sono la vita stessa. Due scene in particolare s'impongono: il (silenzioso) incontro con il padre e soprattutto quella in cui, all'uscita di un ristorante, dopo una serata di barzellette, un amico compositore fa ascoltare a Collard una musica che sta componendo. Collard si mette delle cuffie. Immediatamente l'eco delle risate si spegne. Si sente soltanto la musica in sottofondo lenta, malinconica, null'altro. Collard continua a camminare. Per qualche secondo il tempo si congela. L'attimo dopo, un urlo furibondo, disperato di Collard: "Non sono ancora morto... Non voglio morire!!! Non voglio morire..." Ma è già condannato.