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Wildwater Race Section: from below Balmuccia to Baraggiolo (Varallo) Class III / IV Vercelli, Piedmont, Italy “The Art of Paddling: An Illustrated History” The first work in the world that tells the complete history of the canoe from its origins to the present day. Books are available only on Amazon at this URL: https://www.amazon.com/dp/B0C6Z38MDM?... ”L'arte del pagaiare: storia illustrata” La prima opera al mondo che racconta la storia completa della canoa dalle origini ai giorni nostri. I libri sono disponibili solo su Amazon a questo URL: https://www.amazon.it/dp/B09HL3VWWF?b... Avevo 15 anni quando Andrea Alessandrini mi portò per la prima volta nella locanda al di là del ponte del Baraggiolo, fu nel 1975. Entrammo nella casa in pietra, le luci erano soffuse e si sentiva un odore di campagna, formaggi stagionati e non so cos'altro. M'intimorii appena vidi l'anziana signora dai capelli bianchi, Laura Fuselli. Ero poco più che un bambino e sembrò per certi versi una strega ma per altri una fata, in realtà era una persona dolce e gentile, ed era una signorina, e tale voleva che fosse chiamata. Fino a pochi anni prima gestiva la locanda con la sorella, poi, con la morte della sorella, proseguì da sola. La locanda chiuse i battenti quando mancò anche lei nel 1982. Quanti ricordi: quella casa, la signorina, gli accampamenti che noi canoisti facevamo nel suo prato. La sera, tra le tende, si accendeva sempre un gran fuoco, intorno al quale si cantava e si raccontavano storie di discese, di bagni, di piene, della temuta rapida dell'Occhio, che ora non c'è più, e di tanto altro. Poi, ciascuno nella propria tenda, cercava di prendere sonno, mentre il fiume ruggiva tutta la notte, e nel dormiveglia si pensava alle discese del giorno dopo, a quelle effettuate quel giorno, ai bagni, alle riparazioni con pennello, pezze e resina per le puntate e codate, al freddo patito per il modesto abbigliamento: una maglia di lana (nessuno indossava la muta), una K-way (pochi si permettevano le prime giacche d’acqua), una calza maglia di lana, scarpe Superga ai piedi e un casco da hockey. Per fortuna ero abile e passai sempre indenne con la mia discesa (negli anni ’70 un Maxi Jet della ASA Canoe) tra massi e buchi, che allora mi parevano enormi, talvolta anche con il fiume in piena, con i massi che si sentivano rotolare sul fondo. Non mi capovolsi mai, non uscii mai bastonato dal fiume con botte e lividi. Nelle prove il mio maestro, Andrea Alessandrini, andava avanti, e chi riusciva a stargli dietro, come Carlo Testa e io dietro a lui, imparava le linee giuste. Chi lo perdeva, prima o poi, si sarebbe ribaltato e ne sarebbe uscito bastonato. Una specie di selezione naturale.