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Canzone popolare dell’Appennino tosco-emiliano eseguita da Caterina Bueno nel suo disco intitolato “Canti di maremma e d'anarchia”, in supplemento al settimanale Avvenimenti, 1997. Iniziativa nata dalla collaborazione della rivista con il Folkstudio di Roma. FORMAZIONE Caterina Bueno, canto; Andrea Degl'Innocenti, chittara; Maurizio Geri, chitarra; Jamie-Marie Lazzara, violino; Valentino Santagati, chitarra e tamburello. NOTE Baragazza è una frazione del Comune di Castiglione dei Pepoli, provincia di Bologna, sull’Appennino tosco-emiliano. A Baragazza sorgeva anticamente una fortezza, sempre contesa tra bolognesi e fiorentini, che fu poi abbandonata e distrutta già nel 400… chissà che non si tratti del palazzo che appare e scompare di questa canzone… Sicuramente è curioso questo canto, in cui si racconta con insolita leggerezza ed allegria di un sabba satanico, quando proprio a Baragazza, in località Boccadirio, alla fine del 400 comparve la Madonna. Vi sorge oggi un santuario importante meta di pellegrinaggi… Quei baciapile però ci vanno a piedi, o tutt’al più in macchina o autobus, e non sanno certo “che bell’andare a tutt’aria che gli è!”… Il testo racconta una storia che testimonia la visione contadina del sabba ed è mutuato da un antico foglio volante, diffuso con il titolo "Le streghe di Bargazza" (dalle note al disco) FONTE: CANZONI CONTRO LA GUERRA https://www.antiwarsongs.org/canzone.... TESTO La trascrizione corretta del testo cantato da Caterina Bueno ci è stata fornita da Giovanni Bartolomei. Non più treni né cavalli, non più macchine e vagoni. Or ci son certi caproni fan più miglia del pensier Io posso dirvelo che vi son stato e non è favola credete a me. Vorrei che provino chi nun c’è stato che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. L’altro giorno ero a Bargazza, fui menato ad un festino, eran sempre a me vicino due ragazze a favella’. Poi venne l’ora della partenza e lor mi chiesero andare con sé. Io m’accompagno ma in conseguenza. Che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Discorrendo pe’ la via noi giungemmo a casa loro. Non vi dico che lavoro che si posero a trama’. Tosto arrivati, presto un vasetto, s’unsero tutte e m’unsi anco me dicendo «Ungetevi fa bòn effetto». Che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. In codesto contrattempo ecco un capro grosso e nero. Dimandare io dico il vero come si voleva anda’. Risponde una, la domedaria (1), «Si fa più presto e ci ho più piace’». Dice ’«Gli è tardi, s’ha a andare a tutt’aria». Che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Gli si monta a cavalluccio, ci portò tanto lontano che le stelle con la mano ci pareva di tocca’. Pareva un fulmine tra le comete questo caprone con noialtri tre. Pare impossibile se ’un ci credete che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Io non vidi né campagne né città, pianure e monti. Non è il caso ch’io racconti dove il diavolo ci portò. In un palazzo illuminato di dentro e fòri ch’era un piace’, di tende e pendoli tutto adornato. Che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Vidi là certe matrone, damigelle e i suoi messaggi tranne che certi visaggi differenti a questi qua. Io sempre zitto fisso a sedere e senza mòvermi e senza parla’ in un silenzio ch’era un piacere. Che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Venne l’ora del rinfresco come ’gli usa nei festini. Alle dame e a’ ballerini due serventi a presenta’ creme, biscotti e confetture paste, pasticci e bottiglie e bicchie’. senza miseria credetelo pure. Che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Ma l’usanza ch’hanno loro sì da noi diversa e strana. Non è caso far lor prova di dialetto o di pattuà. Tutta una mimica senza parole e senza mòversi e senza parla’. Chi nun c’è stato creder non pòle che bell’andare a tutt’aria che ’gli è. Sparì tutto in un momento, non restò neppur le mura e la solita montura era pronta pe’ parti’. Ma dei caproni di quella razza dove si trovino io non lo so. Da casa al diavolo fino a Bargazza in un momento ci riportò. (1) Con "domedaria" si intende ebdomadaria (settimanale). Questo termine era usato nei monasteri per indicare la monaca di turno (settimanale) per officiare un rito