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Pertica Alta (BS) fraz. Lavino, loc. Navono - Chiesa dei Santi nomi di Gesù e Maria - 2 campane, Mi4 I. Maggi 1779, Mib4 V. e S. Renieri 1679 - Plenum per la S. Messa festiva - Suona Enzo, che ringrazio molto. Nella prima metà dell'800 fu costruito il campanile, sul quale vennero collocate due campane: una fusa da Viviano e Salvatore Renieri nel 1679, l'altra dai Maggi nel 1779. CHIESA DEL SS. NOME DI GESU'. Il Santuario, progettato nel 1611, nel 1614 venne posta la prima pietra. A costruirlo, come ha documentato Valentino Volta, venne chiamato il maestro Pietro Noli (Nul) q. Luison, di Castiglione d'Intelvi. I lavori però a rilento, con più o meno lunghe interruzioni. Una decisiva ripresa ebbe luogo nel 1619, per iniziativa di un frate domenicano, padre Serafino Borra, di Ono Degno, che il 13 giugno 1619 istituì la confraternita del SS. Nome di Dio, dando nuovo impulso alla costruzione della chiesa. Il 28 ottobre dello stesso anno, il console del comune di Navono, Giovanni Quistini, convocava la vicinia, composta di 69 capi-famiglia, che incaricava Francesco fu Michele e Francesco Giovanni Carlenzoni a sopraintendere alla fabbrica. Il santuario fu in breve tempo terminato, tanto che il primo gennaio 1623, festa del S. Nome di Gesù, il curato Cristoforo Pirlo poté celebrarvi la prima messa. Ne risultò un tempio, come ha sottolineato il Volta, non molto grande ma «ben proporzionato». Ma, nonostante la buona volontà e l'impegno, molte erano le opere di rifinitura che ancora dovevano essere compiute, e soprattutto doveva essere terminata la copertura. Fu la peste del 1630 a convincere gli abitanti di Navono a completare il santuario, grazie ai testamenti di Lucia qd. Pietro Quistini, che lasciava eredi in parti uguali le chiese di Lavino e di Navono, aggiungendo poi, il 18 luglio 1631, mentre era ammalata nel fienile di Bel Vedeno, un codicillo per un lascito di altre 100 lire. Altro lascito fu quello di Maria qd. Paolo Quistini Ballione, con testamento del 12 giugno 1631, steso mentre era in quarantena nella baita di Gratio Carlenzoni, in contrada Belvedere: constava di 100 lire. Grazie ancora ad una generosa offerta di 100 ducati da parte di Pasino Quistini, la chiesa poté essere coperta, con determinazione presa il 18 ottobre da nove dei 69 capifamiglia, superstiti del flagello della peste. I lavori vennero affidati a Francesco Bertelli di Odeno. La chiesa, che risultò dedicata ai Nomi di Gesù e Maria, fu sempre di più abbellita. Nel febbraio 1736 vi venne trasferita l'ancona vecchia dell'altare del Rosario della chiesa di Lavino, costruito nel 1724 da Francesco Pialorsi, detto Boscaì. Nel 1764 Paolo Bombastone e mastro Domenico Tagliani di Rezzato edificavano un nuovo altare. Altri due altari e il presbiterio venivano costruiti nel 1793, forse da Faustino Palazzi, che in quegli anni lavorava nella chiesa di Lavino. Sempre dalla chiesa di Lavino vi verrà trasportato, in sostituzione di quello vecchio costruito nel 1681 da Fedele Orlando di Preseglie, l'organo costruito da Francesco Doria di Desenzano nel 1737 e verrà collocato nella nuova cantoria. Il primo giorno dell'anno e il giorno del nome SS. di Maria, per antica istituzione o voto del comune, e per obbligo annesso al beneficio parrocchiale, il parroco si recava processionalmente a solennizzare in quell'oratorio il mistero di quei giorni e si facevano colà tutte le funzioni parrocchiali. Nel giorno del SS. Nome di Gesù, nella domenica dopo il 26 luglio dedicata all'onor di S. Anna e nel giorno di S. Antonio di Padova, quando cade in giorno festivo, per voto del comune il parroco doveva pure cantar la S. Messa nel detto Oratorio. Nel 1853 l'Oratorio aveva un'entrata di L. 398,67 austriache. Nel 1884 sussisteva ancora l'obbligo di 178 messe con quattro feste, come la Circoncisione, il SS. Nome di Gesù, . Anna e il SS. Nome di Maria, messe ai santi e alle sante degli altari laterali. In una memoria dal titolo «Piccola Cronaca», don Luigi Maccabiani, parroco di Lavino dal 1911 al 1914, sostiene che la chiesa era «riccamente fornita (forse più della parrocchiale) con fabbriceria a parte», divisasi da quella parrocchiale sulla fine dell'800, «con pubblica sottoscrizione di tutti i capi di famiglia di Navono, visto che le rendite proprie sembrava non esistessero e rimanevano inadempiuti i legati di messe»; per cui «appena avvenuta la divisione, si dovette domandare la sanatoria di più che cento messe». Grazie a questo intervento, fu possibile fare il pavimento e indorare la cantoria, e venne decorata la chiesa per una cifra di L 1000, ad opera di Ernesto Sottini di Brescia. Un restauro più radicale venne compiuto nel 1966, come indica la scritta sulla controfacciata: «Anno Dom. MCMLXVI per volere della popolazione questo tempio fu restaurato». Testo tratto dal sito: "www.enciclopediabresciana.it".