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I Quasi Presidenti della Repubblica - Tier List

Diventa membro per aggiornamenti, anteprime, contenuti extra e molto altro!    / @ipernickthegreat   DISCORD:   / discord   MERCH: https://www.redbubble.com/people/Pick... Carlo Sforza fu tra i protagonisti della prima elezione presidenziale del 1948, poi conclusa con l’elezione di Luigi Einaudi. Ministro degli Esteri di De Gasperi, liberale e filo occidentale, rappresentava l’Italia atlantica nascente. Partì come candidato del blocco di governo, ma divisioni interne alla Dc e franchi tiratori ne affossarono la corsa, spingendo la maggioranza su una figura più condivisa. Nel 1955 toccò a Cesare Merzagora, presidente del Senato, entrare nella partita che portò al Quirinale Giovanni Gronchi. Moderato e istituzionale, fu il nome indicato dalla Dc, in un ruolo simile a quello avuto da Sforza come candidato iniziale dell’area di governo. Anche qui però il voto segreto divenne terreno di scontro tra correnti democristiane e la candidatura si sgonfiò. Umberto Terracini compare nell’elezione del 1962, vinta da Antonio Segni. Figura simbolica del Pci e della Costituente, fu la candidatura identitaria della sinistra, funzione opposta ma speculare a quella svolta da Merzagora nel campo Dc. Superò i 200 voti ma senza prospettive di maggioranza. Terracini torna anche nel 1964, altra elezione lunghissima chiusa con Giuseppe Saragat, mentre proprio Merzagora, già candidato nel 1955, era capo dello Stato supplente dopo le dimissioni di Segni. Nel 1971 si fronteggiano nella stessa corsa Amintore Fanfani e Francesco De Martino. Fanfani è il candidato ufficiale Dc, De Martino quello comune di Psi e Pci. Ai primi scrutini De Martino è avanti, segno delle difficoltà democristiane, ma nessuno chiude. Come in precedenti elezioni, la soluzione matura su un terzo nome, Giovanni Leone. Schema simile nel 1978, concluso con Sandro Pertini. All’inizio la Dc vota Guido Gonella e il Pci Giorgio Amendola, entrambi sopra i 200 voti ma bloccati come candidati di schieramento, proprio come Fanfani e De Martino nel 1971. La convergenza vera si sposta poi su Pertini. L’elezione del 1992 riunisce tre “quasi presidenti”. Giorgio De Giuseppe è il primo nome di bandiera Dc, come Gonella nel 1978. Nilde Iotti è la candidata della sinistra, profilo istituzionale alto ma senza ponte verso la maggioranza, ruolo simile a quello di Amendola. Poi la Dc tenta il colpo con Arnaldo Forlani, leader di prima linea: arriva vicino al quorum ma cade sui franchi tiratori, dinamica che richiama le cadute di Sforza e altri nomi bruciati dal voto segreto. Lo stallo si chiude su Oscar Luigi Scalfaro. Nel 2006, elezione che porta al Quirinale Giorgio Napolitano, il candidato oltre i 200 voti è Gianni Letta. Figura di mediazione del centrodestra, viene votato come candidato di schieramento, nel ruolo che in passato avevano avuto Gonella o Amendola, cioè segnare il perimetro politico senza numeri per vincere. Il 2013 concentra tre candidature fallite. Franco Marini è il nome di compromesso Pd Pdl, non di bandiera ma di larga intesa, e cade sui franchi tiratori come Forlani nel 1992. Stefano Rodotà, proposto dal M5S, è candidatura identitaria, simile per funzione a Terracini o Amendola, ma senza ponte con il Pd. Poi il Pd punta su Romano Prodi, ex premier ed europeista, ma anche lui viene affondato dal voto segreto interno. La crisi si chiude con la rielezione di Napolitano. Nel 2022 il tentativo di eleggere un presidente di area è quello su Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato e figura di vertice del centrodestra. Come Letta nel 2006, è la prova di forza dello schieramento, ma emergono defezioni e mancano sponde esterne. La soluzione, come in altri stalli repubblicani, diventa una rielezione, quella di Sergio Mattarella.

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