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12PORTE - 12 marzo 2026: Nella domenica quaresimale della Samaritana, il cardinale Zuppi ha presieduto la messa, durante la quale si è svolto il primo scrutinio dei catecumeni, legato al Vangelo dell’incontro tra Gesù e la donna al pozzo di Sicar (Gv 4). La celebrazione ha segnato anche un momento speciale nella giornata di fraternità e gemellaggio missionario con la diocesi di Mafinga, ricordando i cinquant’anni di collaborazione tra le due Chiese. Alla Messa erano presenti le suore Minime dell’Addolorata, provenienti dalla Tanzania, testimoni di una vita consacrata che unisce le due comunità. All’inizio della celebrazione è stata letta una parte della lettera inviata da don Zangarini: «Il 2026 è per noi l’anno in cui “aprire la mano” assieme, diocesi di Bologna e parrocchia di Mapanda, in un atto condiviso e corresponsabile. Il bambino deve camminare da solo, inciampare e rialzarsi, crescere e maturare, sempre consapevole dell’amore dei suoi genitori. Le mani si staccano, ma i cuori rimangono uno dentro l’altro». Don Zangarini sottolinea l’importanza di questo passaggio: il ritorno dei missionari e la consegna della guida pastorale della parrocchia a un sacerdote locale rappresentano un momento di crescita e responsabilità, non una separazione definitiva. «Vorremmo – scrive – invitare la nostra Chiesa a custodire la comunione dei cuori, continuando un rapporto fattivo di fraternità e comunione. Per più di cinquant’anni abbiamo camminato insieme, traendone un grande respiro umano, di fede e di vita ecclesiale». La lettera ricorda gli eventi futuri importanti per la parrocchia: il nuovo sacerdote, in arrivo ad agosto, affiancherà i missionari bolognesi nella transizione pastorale, mentre a dicembre sarà celebrata la liturgia diocesana delle ordinazioni diaconali, con la prima vocazione locale della parrocchia di Mapanda, il giovane Franco Ubamba. Don Zangarini invita a pregare per lui e per tutti i passi di crescita della Chiesa locale, in continuità con la comunità bolognese. «Il ritorno – scrive ancora – non è una parentesi che si chiude, ma una pagina che si volta, per continuare a scrivere insieme una storia di amicizia e fraternità». L’omelia del cardinale ha preso le mosse proprio dall’episodio evangelico, presentato come racconto paradigmatico dell’incontro con Cristo. «Il Vangelo – ha spiegato – racconta il nostro incontro con Gesù e il modo in cui lui si fa incontrare». Non è un incontro che nasce dalla nostra chiarezza di vedute o dalla nostra determinazione: «Non ci incontra perché avevamo capito tutto, o perché eravamo buoni. Ci incontra perché ci cerca e ci ama». «A volte pensiamo che sia stata una nostra scelta o quasi un caso – ha detto Zuppi – ma in realtà era lui che ci cercava, che si faceva trovare, che aveva sete di noi». Per i catecumeni che si preparano al Battesimo nella prossima Pasqua, il cardinale ha indicato nel pozzo di Sicar un’immagine del sacramento che stanno per ricevere. «Quel pozzo – ha spiegato – è come il Battesimo, dove rinascerete dall’acqua che sgorga da Cristo». Non a caso, ha ricordato, nelle antiche icone il pozzo è talvolta rappresentato in forma ottagonale, proprio come gli antichi battisteri: l’ottavo giorno è il simbolo dell’eternità e della vita nuova. Gesù si presenta come colui che dona «l’acqua viva», quella che sazia la sete più profonda dell’uomo. È la sete di una vita piena, spesso espressa come desiderio d’amore o di sicurezza davanti alle incertezze della vita. Gesù non si lascia guidare dai pregiudizi. «Non è diffidente, non condanna, non possiede – ha sottolineato Zuppi – ma regala, ama e fa scoprire il valore della persona». Il dialogo cambia progressivamente il cuore della samaritana. Quella donna, che all’inizio appare quasi aggressiva finisce per diventare la prima missionaria del villaggio: corre ad annunciare agli altri l’incontro con Gesù. «Mi ha detto tutto quello che ho fatto – dirà – e non mi ha mandato via». Al centro della Messa, come sempre, è rimasto il messaggio del Vangelo: riconoscere la sete più profonda del cuore umano e lasciarsi incontrare da Cristo, che continua a sedersi accanto al pozzo della nostra vita per offrirci l’acqua viva, fonte di speranza e di vita nuova.