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#schumann #piano #sonata #withsheetmusic #klavier #bminor Robert Schumann (1810-1856): Allegro in si minore Op. 8 Gabriele Tomasello, piano 2025. L'Allegro op. 8, composto nel 1831, era inteso in origine come primo tempo di una Sonata, una Sonata che non venne mai completata. Per Schumann, come per Mendelssohn, Chopin e Liszt, la Sonata non era più, com'era stata invece per Haydn, Clementi, Mozart, Beethoven e Schubert, il modo ordinario di "comunicare" con un pubblico di dilettanti colti che leggevano privatamente la musica così come leggevano la poesia. I tentativi di Schumann nel genere della Sonata per pianoforte solo furono molteplici e lo tennero occupato per un lungo tempo: dai ventuno ai ventotto anni egli ultimò però tre Sonate soltanto, mentre dai ventiquattro ai ventotto Beethoven ne aveva ultimate nove. E a tre Schumann si fermò, mentre Beethoven arrivò a comporne trentadue, di Sonate. L'Allegro op. 8, unico superstite di un progetto ambizioso, venne pubblicato da solo nel 1835 con dedica ad Ernestine von Fricken, a quel tempo fidanzata di Schumann. Che il progetto fosse ambizioso lo si capisce e dall'impianto architettonico del pezzo e dal fatto che il pezzo stesso si apra con una massiccia e ardita cadenza contenente un imperioso "motto" di tre suoni che appare due volte. Il paradosso dell'Allegro op. 8, geniale lavoro dello Schumann ventunenne, è che il carattere del pezzo è in apparenza improvvisatorio ma che la costruzione è invece basata su un minuzioso incastro di pochi elementi. Schumann, che non aveva fatto studi regolari né di pianoforte né di composizione, aveva avuto lezioni di pianoforte da Friedrich Wieck e di composizione da Heinrich Dorn. Il Dorn, musicista di solidissima formazione, trovandosi ad insegnare il contrappunto ad un giovanotto di vent'anni che cominciava gli studi quando i suoi coetanei già li avevano ultimati da un pezzo (Chopin si era diplomato in composizione a diciassette anni), non fece percorrere a Schumann la solita trafila del sacramentale Gradus ad Parnassum di Fux ma lo guidò nell'analisi delle composizioni di Beethoven. E l'Allegro op. 8, scritto durante il breve periodo degli studi con Dorn, è per l'appunto il riflesso di queste analisi: Schumann imparò da subito a lavorare secondo la raffinata tecnica motivica degli ultimi Quartetti di Beethoven. Questo è l'ordito della composizione. La forma dell'Allegro è in sostanza quella del primo tempo di Sonata. Dopo la cadenza iniziale si presentano il primo tema in sì minore e, praticamente senza tema di transizione, il secondo tema in re maggiore e il tema di conclusione dell'esposizione, caratterizzato, quest'ultimo, da un ritmo tipico che richiama, sia pure con diversissimo carattere, l'inizio della Quinta Sinfonia di Beethoven. Il tema di conclusione è il protagonista dello sviluppo, non molto ampio. La riesposizione è variata, con il secondo tema in sol maggiore invece che, come sarebbe stato di norma, in si maggiore. Il si maggiore, caldo e luminoso, viene riservato alla coda, piuttosto ampia. La scrittura pianistica presenta alcuni caratteri riferibili alla koinè dell'epoca ma anche, nel secondo tema e nel tema di conclusione, vari tratti che saranno proprì dello Schumann maturo. Piero Rattalino