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Nel corso di un'intervista rilasciata a IlSussidiario.tv, il giornalista ed esperto di politica internazionale Ugo Tramballi ha analizzato le dichiarazioni di Donald Trump sull'Iran, soffermandosi in particolare sul tema dei manifestanti interni e sulle reali intenzioni del presidente statunitense. Secondo Tramballi, quando Trump alterna minacce militari e aperture al dialogo con Teheran, non fa altro che riproporre una strategia fondata sul bluff permanente, tipica della sua azione politica. Un conflitto armato diretto non sarebbe nell'interesse di nessuno, nemmeno degli alleati regionali degli Stati Uniti, che temono destabilizzazioni e ripercussioni economiche, soprattutto sul mercato energetico. L'Iran, pur indebolito, resta un attore regionale rilevante e un eventuale cambiamento potrebbe avvenire solo dall'interno del sistema, non grazie a pressioni esterne o al sostegno ai manifestanti. Tramballi sottolinea come il richiamo alla difesa delle proteste interne iraniane resti soprattutto retorico. I giovani che manifestano mostrano grande coraggio, ma non dispongono della forza necessaria per rovesciare il regime, che storicamente tende a trasformarsi per implosione più che per rivoluzioni popolari. Un parallelo viene tracciato con l'Unione Sovietica, crollata non per le proteste di piazza ma per il fallimento interno delle riforme. Quanto a un possibile negoziato, il cuore della questione resterebbe il nucleare iraniano, ma sullo sfondo emergono forti interessi economici legati a gas ed energia. Tramballi evidenzia come Trump agisca sempre in un'ottica fortemente business-oriented, più che ideologica. In prospettiva, l'Iran potrebbe aprirsi maggiormente sul piano economico e delle libertà personali, ma senza evolvere in una vera democrazia. #TrumpIran #ManifestantiIran #PoliticaInternazionale #NucleareIraniano #MedioOriente #Geopolitica