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Dopo la tempesta Vaia dell’ottobre 2018 si sono spesso citati i danni da vento avvenuti durante l’alluvione del 1966. In quell’alluvione di oltre 50 anni fa i danni furono gravi, ma molto minori di quelli avvenuti nel 2018: nel 1966 si verificarono infatti circa 700 mila m³ di schianti da vento, la maggioranza dei quali concentrati in val Cadino, a fronte dei circa 8 milioni avvenuti in tutto il Trentino nel 2018. Interessante è sentire il dott. Donato Nardin (Tello), amministratore delle foreste demaniali nel 1966, dialogare con il dott. Paolo Kovatch, attuale direttore dell’Ufficio tecnico e gestionale dell’Agenzia delle foreste demaniali. Le aree colpite dai danni nei due eventi risultano sovrapponibili, tanto che i boschi attualmente distrutti sono in gran parte quelli piantati sulle grandi fratte da vento del 1966, ma totalmente diversa è invece la situazione tecnica attuale. Il dott. Nardin esterna il suo stupore nel constatare i progressi avvenuti nella meccanizzazione delle utilizzazioni. Macchine straordinarie che consentono di contenere enormemente i tempi e i rischi per i boscaioli. Nelle sue considerazioni si legge anche un certo rimpianto: lui appassionato di meccanica, vede queste sofisticate macchine al lavoro (harvester e forwarder) mentre nel 1966 ci si doveva accontentare delle prime motoseghe (introdotte da pochi anni) e da teleferiche, le prime gru a cavo tradizionali, che all’epoca erano una novità. Progetto a cura di Mario Cerato e Lorenzo Pevarello. I materiali utilizzati fanno parte del patrimonio della Cineteca della Fondazione Museo storico del Trentino