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Dalla colonscopia tradizionale a quella virtuale, fino alla ricerca del sangue occulto: facciamo chiarezza sugli esami disponibili Il tumore del colon-retto rappresenta una delle neoplasie più comuni, ma ha una caratteristica fondamentale: è tra le poche che possono essere efficacemente prevenute. La sua origine è quasi sempre legata a polipi, lesioni benigne che, se non rimosse, possono trasformarsi in maligne. Abbiamo incontrato in Montallegro Paolo Massa, specialista in gastroenterologia, per approfondire l’importanza della prevenzione e le strategie più efficaci. «Il suggerimento, basato su età, familiarità ed eventuali disturbi intestinali, è di sottoporsi a una colonscopia. È l'esame più completo perché non si limita alla diagnosi: ha anche una valenza operativa che permette di asportare subito i polipi». Eppure, c'è ancora chi la evita, per paura. «I timori sono infondati. La colonscopia viene eseguita normalmente in sedazione, risulta quindi assolutamente indolore e richiede una preparazione semplice che il paziente svolge a domicilio». Esistono alternative? «Si possono eseguire il clisma-TC o la colonscopia virtuale, ma sono procedure che non avvengono in sedazione e, soprattutto, non permettono di intervenire. Di conseguenza, in caso di riscontro di un polipo, il paziente dovrà comunque sottoporsi a una nuova preparazione e a una colonscopia». Un discorso a parte merita la ricerca del sangue occulto fecale, spesso utilizzata negli screening su vasta scala. «La positività del sangue occulto non è sinonimo di polipo. Su dieci colonscopie eseguite per un sangue occulto fecale positivo, nella metà dei casi si riscontra come causa le emorroidi. Allo stesso modo, la negatività del test non esclude affatto la presenza di polipi. Su dieci polipi che vengono asportati, otto non hanno mai sanguinato» conclude lo specialista.