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Dalla leggendaria figura di Icaro, in tanti hanno cercato di costruire delle protesi che consentissero all'uomo di volare. Si trattava, perlopiù, di rudimentali ali di tela e legno da indossare prima di un salto da un dirupo, ma purtroppo gli esiti erano quasi sempre fatali. Bisogna attendere gli anni trenta del Novecento, con la nascita del paracadutismo, per vedere la comparsa dei cosiddetti "birdmen", o uomini uccello. Sono infatti i pionieri Clem Sohn e, negli anni cinquanta, l'italiano Salvatore Cannarozzo che con le loro prime tute alate riuscivano a compiere qualche evoluzione stabilizzando a malapena la caduta. Negli anni sessanta, a seguito dell'altissima mortalità dei birdmen venne proibito l'uso delle ali negli aviolanci, divieto che sarà revocato solo nel 1987. Il merito della messa a punto della prima autentica tuta alare va attribuito al paracadutista francese Patrick de Gayardon e al suo team. La data ufficiale di nascita della tuta alare è il 31 ottobre 1997, quando, al cospetto di un gruppo di giornalisti italiani, Patrick de Gayardon, dopo un salto dall'elicottero a 6000 metri di quota, sfrecciò tra le guglie del versante francese del Monte Bianco. Oggi le tute alari consentono a questi atleti di volare a velocità orizzontali di circa 320 km l’ora. In ambito agonistico vengono svolti campionati in cui si gareggia per tre categorie: "permanenza in aria", "distanza percorsa" e "velocità", oltre alle gare di "figure artistiche”. Il 23 maggio 2012 lo stuntman britannico Gary Connery è diventato il primo uomo ad atterrare in tuta alare senza paracadute. Dopo un salto dall'elicottero a 730 m di quota nei pressi di Henley-on-Thames e dopo aver raggiunto la velocità di 130 km/h è atterrato incolume su di una striscia di 18000 scatole di cartone lunga 100 m. Ora, a più di vent'anni dalla creazione della prima tuta alare moderna, diamo uno sguardo indietro per vedere come è si è realizzato l’impossibile.