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Domenica 6 Luglio 2025 ore 19 VENEZIA Riva del Carbon, nei pressi del Municipio In occasione del 90° compleanno di Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace (1989) e in ricordo delle due visite di sua Santità a Venezia e della Cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune. La Grande Preghiera Tibetana per la Pace consiste nella realizzazione di preghiere su stoffe colorate (tessuti leggeri dei cinque colori dell’universo mitologico tibetano Giallo, Verde, Rosso, Turchese e Bianco) di varie dimensioni da parte dell’autore con la partecipazione degli abitanti di un luogo del mondo, con scritte in sanscrito del mantra (Om Mani Padme Hum) affiancate dalla parola Pace scritta in tutte le lingue del mondo. Anche da Venezia, che l’ha accolto nel 1990 invitato dall’Universita Ca’ Foscari e nel 2009 dall’Amministrazione comunale per conferirgli la Cittadinanza onoraria della Città, vogliamo far giungere i più sentiti auguri a sua Santità il Dalai Lama, che il 6 luglio compie 90 anni. Assieme ad un profondo ringraziamento per la sua incessante opera nonviolenta a favore della Pace e della Giustizia e per la Libertà del suo Paese, occupato illegalmente dalla Cina fin dal 1950. Occupazione che continua tuttora, con una costante violazione dei diritti umani, con un genocidio culturale che cancella lingua, religione e identità e con la devastazione dell’inestimabile patrimonio artistico ed ambientale. TENZIN GYATSO XIV DALAI LAMA LA GUERRA, UN ANACRONISMO (Dichiarazione rilasciata a Dharamsala l’11 marzo 2003, in Dalai Lama Autobiografia spirituale, Ed. Mondadori, 2010) La guerra, o ogni forma di scontro organizzato, è andata di pari passo con la civiltà e sembra appartenere alla storia e al carattere dell’uomo. Il mondo però cambia, così ci siamo accorti che i problemi dell’umanità non potevano essere risolti con le armi. Le controversie che nascono dalle divergenze di opinione vanno composte gradualmente attraverso il dialogo. Certo, dalle guerre escono dei vincitori e dei vinti, ma solo temporaneamente. Le vittorie e le sconfitte sancite dalle guerre non possono durare a lungo. Il nostro mondo, poi, è diventato così interdipendente che la sconfitta di un paese si riflette sul resto del mondo e, direttamente o indirettamente, comporta una sofferenza e una perdita per ciascuno di noi. Oggi, in un mondo appunto così interdipendente, il concetto di guerra appare anacronistico, frutto di una visione ormai obsoleta. Continuiamo a parlare di riforme e di cambiamento. Molte delle abitudini del passato non sono più adatte al presente, e sono anzi controproducenti, perché basate sul breve termine. Sono state perciò gettate nella pattumiera della storia. Pure la guerra dev’essere consegnata alla pattumiera della storia. Purtroppo, anche se siamo entrati nel XXI secolo, non abbiamo fatto tabula rasa degli atteggiamenti di un tempo. Mi riferisco alla convinzione secondo cui i problemi possono essere risolti con il ricorso alle armi. È per via di quest’idea che il mondo continua a dibattersi tra difficoltà di ogni genere. Ma come agire? Che fare, se le grandi potenze hanno già preso le loro decisioni? Possiamo auspicare il progressivo tramonto dell’abitudine di farsi guerra. Ovviamente la tradizione militarista non si lascia liquidare tanto facilmente. Ma riflettiamo. Nel momento in cui avesse luogo una carneficina gli uomini al potere e i responsabili troverebbero riparo nei loro sicuri rifugi, sottraendosi così a ogni drammatica conseguenza. Che ne sarebbe, invece della povera gente? Dei bambini, degli anziani, dei malati? Saranno loro a dover subire il trauma. Quando a prendere la parola sono le armi, il risultato è la morte, la distruzione, senza distinzione tra innocenti e colpevoli. Il missile lanciato dal nemico non si fa alcun riguardo per gli innocenti, per i poveri, per gli indifesi, per tutti coloro che sono degni di compassione. E così i veri perdenti finiscono per essere coloro che conducono un’esistenza semplice. L’unica nota positiva sono le associazioni di volontari che si prodigano in cure mediche e umanitarie intervenendo in regioni straziate dalle guerre. La creazione di queste organizzazioni è una vittoria del cuore conseguita dal mondo moderno. Facciamo voti e preghiamo perché non ci siano più guerre, se possibile. E se ne scoppia una, preghiamo perché vittime e sofferenze siano ridotte al minimo. Non so se le nostre preghiere saranno di qualche aiuto, in termini concreti, ma per il momento è tutto ciò che possiamo fare.