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Anton Beyer in Napoli, Flötenhur 1826. ANTON BEYER, nacque a Vienna nel 1778, nel distretto di Landstrasse, ma le prime informazioni sulla sua attività risalgono al 1813, data in cui fu registrato come "burgerlicher spieluhrmacher", ossia come costruttore di orologi musicali iscritto alla corporazione degli strumentai viennesi. Nel 1817 la sua bottega era sita al numero 146 di Laimgrube, area in cui operavano molti altri costruttori viennesi (tra questi Anton Walter, Ferdinand Hofmann, Mathias Muller, Johann Schanz, per citare soltanto alcuni dei più noti). Qualche tempo dopo, Beyer aveva trasferito la propria residenza al 99 di Spittelberg in Pelikangasse dove ancora risiedeva nel 1823 quando abbandonò Vienna alla volta di Napoli. [da “Il Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti – Opera periodica – Volume IX – Napoli 1834”] “Nulla ha dell’armonica la così detta macchina armonica del sig. Antonio Beyer: essa non è che un organetto perfezionato; perciocchè senza manubrio che l’agiti, suona da sè qualunque musica si voglia, purché non oltrepassi la durata di quattro in cinque minuti; e il fa mercè un peso motore il quale, caricato che sia lo strumento, fa andare il doppio mantice che anima le canne, e girare sull’asse il cilindro ove la sonata con ispeciale artificio è notata. I quali cilindri potendosi cambiare e l’uno all’altro sostituire, è manifesto che lo stesso meccanismo serve a sonare, come dicevamo, tutte le musiche le quali siano dalla mano sonate sul gravicembalo, ridotte peraltro alle dimensioni che con quelle dello strumento son comportabili. Prima in Venezia, poscia in Vienna si fecero tai perfezionamenti; e da Vienna portò il nominato meccanico questa fabbricazione in Napoli, ove n’ebbe la privativa. Egli dà allo strumento la forma di ben ornato armadio, e v’aggiunge un oriuolo a pendolo che ad ogni ora, con uno scatto simile a quello della soneria, dando moto al cilindro ed a’ mantici, fa sentire una di quelle sonate. Noi non ci faremo a spiegare come le cavicchie e i ponticelli sporgenti dalla superficie del cilindro incontrando e sollevando nella rivoluzione di esso le punte affisse sotto i tasti, aprano le animelle corrispondenti delle canne e producano i suoni; né come avvenga che pur le più lunghe sinfonie, crescendo il volume e la lunghezza del cilindro, possano così intendersi; ma non dobbiamo tacere che grande è la nettezza e dolcezza de’ suoni, incredibile la perfezione con cui questa maniera di musicale automato esegue le più complicate armonie” [da “Il Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti – Opera periodica – Volume IX – Napoli 1834”]