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Una conferenza stampa convocata nelle stanze della Regione in tutta fretta. Davanti ai microfoni il governatore Attilio Fontana e l’allora assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. In sala o sul palco, nessuna mascherina. Nessuno pensava che da lì a poche settimane i volti coperti sarebbero diventati una triste normalità. Era il 20 febbraio del 2020, esattamente tre anni fa, quando a Codogno, in provincia di lodi, veniva accertata la presenza del coronavirus in Lombardia. Il famoso paziente uno. Il giorno in cui per la nostra regione e per il nostro Paese sono iniziati anni tra i più difficili e drammatici. La corsa contro il tempo. Le terapie intensive insufficienti a far fronte al numero di persone che si presentano al pronto soccorso o che vengono scaricate da un’ambulanza, pronta a ripartire a sirena spiegata. La corsa delle istituzioni a cercare mascherine, guanti, camici, visiere e i caschi per la respirazione artificiale. Le città che rallentano, che non vogliono arrendersi a un nemico invisibile, prima di dover capitolare e assistere impotenti a strade e piazze che diventano deserti, ai silenzi interrotti troppe volte solo dalle sirene di un’ambulanza, all’umanità ridotta al lumicino, intonata dai balconi. E poi le bare, immortalate mentre venivano caricate sui camion militari o si accumulavano nelle chiese, incapaci di stare dietro al numero dei funerali. Settimane, diventate mesi, in cui il paese si tinge a macchie di diversi colori: zone rosse, zone gialle e zone bianche. L’intermittenza della vita che riprende, senza però che l’illusione duri troppo, prima di un nuovo lockdown. Nuove parole diventano di uso comune: autocertificazione, droplet, distanziamento sociale, variante, didattica a distanza, ondata, dispositivi di protezione individuale, FP1 e FP2. Poi, infine, l’unica parola che tutti aspettavamo. Vaccino. Le prime dosi alla popolazione fragile, agli anziani nelle Rsa, dove gli unici contatti avvengono attraverso pareti di plastica, in quelle che sono ribattezzate le stanze per gli abbracci. Troppe volte gli ultimi. Poi, via via tutti gli altri, mentre altre parole conquistano il centro del palcoscenico, come green pass e no vax. Oggi, sebbene il virus non sia scomparso, le mascherine sono più l’eccezione che la regola. Ci si è tornati a stringere la mano, anziché toccarsi col gomito. Starnutire non attira più troppe occhiatacce storte. Ma soprattutto, gli ospedali non rigurgitano malati e morti. Ma il prezzo è stato alto. Altissimo: oltre 45.500 le vittime dall’inizio della pandemia nella sola Lombardia. Un conteggio che – seppur molto più lentamente – continua anche oggi. E che è iniziato esattamente tre anni fa a Codogno, in provincia di Lodi.