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Il rame è il prodotto antiperonosporico per antonomasia. Dopo la comparsa della peronospora, avvenuta in Francia nel 1878 e in Italia nel 1879, venne casualmente scoperta l’efficacia del rame nei confronti di questa crittogama. Il botanico Millardet notò infatti come le viti imbrattate con rame per scoraggiare il furto dei grappoli fossero meno colpite rispetto a quelle non trattate. Pochi anni dopo questa scoperta Millardet mise appunto la poltiglia bordolese. Il rame è un prodotto di copertura, quindi non dotato di attività sistemica, che agisce sotto forma ionica devitalizzando le spore della peronospora. Si tratta quindi di un’azione preventiva che impone che il rame sia distribuito sulla vegetazione in anticipo rispetto all’arrivo delle spore. Si tratta di un prodotto multisito che interferisce sulla sintesi proteica, sulla respirazione e sulle membrane cellulari; per questa sua caratteristica non dà origine a resistenza da parte della peronospora. La pioggia è in grado di dilavarlo obbligando il viticoltore a proteggere nuovamente le proprie piante. Siccome non è dotato di azione sistemica è bene non dimenticare il fatto che le foglie sviluppatesi dopo il trattamento non sono protette. Il rame è disponibile come idrossido, ossicloruro ossido, solfato e poltiglia bordolese, Ciascuna formulazione si differenzia per efficacia, persistenza e fitossicità. Il rame può essere impiegato considerando un dosaggio complessivo pari a 28 kg/ha per sette anni, con una dose annua media e variabile di 4 kg/ettaro. Per rendere razionale l’impiego del rame e massimizzarne l’efficacia, è necessario considerare la formulazione, lo stadio filologico della vite e la pressione della malattia, correlabile con l’inoculo presente nell’ambiente e con l’andamento climatico. Riccardo Castaldi