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Domusnovas, Punta Fenu Trainu La grotta, rilevata nel 1986 dallo Speleo Club Cagliari e registrata nel catasto speleologico regionale al n. 0749 SA\CA, presenta uno sviluppo spaziale di 350 metri e raggiunge una profondità di 160 metri. La voragine deve il suo nome al monte che la sovrasta (Punta Fenu Trainu), quasi a confermare e, simbolicamente, rafforzare quel legame che sussiste tra ciò che si trova in superficie, ossia la morfologia del paesaggio e, di non minore importanza, quello che cela il sottosuolo: una meravigliosa formazione carsica scolpita dalla lenta azione dell’acqua. Il toponimo, tanto insolito quanto enigmatico, ha subito catturato la mia curiosità. La parola "fenu", tradotta dal sardo, significa fieno, ma può indicare anche erba palustre. Il secondo termine, trainu, può riferirsi a un canale d'acqua, o a un torrente stagionale. In alcuni contesti del dialetto logudorese, può essere interpretato anche come lacrima. Nel Sulcis, i due termini associati "fenu trani", o "fenutranu", indicano una pianta erbacea che cresce nei terreni sabbiosi, conosciuta come sparto pungente (Ammophila littoralis), o sparto meridionale (Ammophila arenaria). Si tratta di quella pianta che in passato veniva utilizzata per creare cestini artigianali sardi e che attualmente si sta utilizzando per consolidare e proteggere l'erosione delle dune di sabbia delle nostre coste. Un ulteriore aspetto da considerare, per completare l'analisi etimologica, è che la valle che circonda Punta Fenu Trainu è attraversata da un ruscello, il rio Gutturu Farris, le cui sponde sono ornate da vegetazione palustre, con piante dagli steli sottili ed allungati, come il giunco (Juncus acutus), che per analogia potrebbe ricordare lo sparto. Pertanto, è plausibile ipotizzare che il nome Fenu Trainu possa essere collegato a quella stessa tipologia di flora, o similare, che cresce in questo luogo.