У нас вы можете посмотреть бесплатно CARDELLINO или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
Если кнопки скачивания не
загрузились
НАЖМИТЕ ЗДЕСЬ или обновите страницу
Если возникают проблемы со скачиванием видео, пожалуйста напишите в поддержку по адресу внизу
страницы.
Спасибо за использование сервиса ClipSaver.ru
La storia di Cardellino è narrata da Carlo Chipa, poi replicata da Massimo Ciani. Quindi sono Carlo e Massimo che dobbiamo ringraziare. E' una storia triste, la storia di un personaggio "minore", di quelli che raramente si notano, e ancor più raramente ci occupiamo di loro e delle ragioni del loro modo di essere. Solo persone sensibili come Carlo e Massimo riescono a cogliere questi aspetti che spesso sfuggono alla maggior parte di noi. CARDELLINO DO LAm REm SOL DO LAm REm SOL7 Due cose dividevan la sua vita Sala cinema che spesso era gremita E il bar Tripoli dove giocava a carte Ma di partite non ne ha vinte tante. Quando passo di lì ci guardo ancora Ed anche nella luce dell’aurora Mi sporgo e voglio essere sicuro Se la sua bici è lì appoggiata al muro. Ma molti lo ricordano al Moderno Dove con sguardo fiero e passo fermo Accompagnava giovani e attempati A un posto libero se si erano attardati. Elegante nel vestire, discreto anche nei gusti La torcia quasi spenta e gli occhi mesti Accompagnava le coppiette al loro posto Nel fondo della sala, se era giusto. Sempre pronto, del cinema all’ingresso La pelle chiara del color del gesso La Maschera faceva di mestiere Diverso dalla professioni “vere”. Piccolo uomo dal sicuro andare Di lui la storia vi voglio raccontare. In quella piazza che d’inverno era fangosa E nell’asciutta estate polverosa I ragazzi giocavano d’ingegno Buca e pallino, o trottola di legno. Quando i ragazzi alla Fortezza nati Come altri mascalzoni noti, dall’alto delle mura una gragnola dichiararono guerra a sassaiola. Costrinsero i nostri a ripiegare Dietro al canton del muro a riparare Agli aggressori lanciando tanti insulti “ne abbiamo prese ma gliene ho dette tante”. Cardellino quel giorno diventò leone Non so se le intenzioni erano buone, schivando le pietre di gran volata giunse alle mura e iniziò la scalata. Quando a metà era giunto di quel muro Di sgominar la banda era sicuro Se non che uno di quei della Fortezza Di vittoria facile volle provar l’ebbrezza. Divelse un gran mattone dal parapetto E in testa lo lanciò a quel moretto Che a terra rovinò in un istante Tenendosi la testa sanguinante. “Non vale, dai così, che gran coglioni Pietre va bene, sì, ma non i mattoni!” A casa se ne andò che strambellava Sentì un gran sonno e la febbre che saliva. Tre giorni gli durò quel gran febbrone Ormai non si sperava guarigione Invece superò il peggior momento Ma il suo sguardo era diventato spento. Così trovò la sua piccola passione Le carte, che a volte gli venivan buone Poi del cinema la maschera faceva Chi si attardava in sala accompagnava. Ma nel luogo che fu sua disavventura Si ponga un marmo per la memoria futura Così chi passerà di lì vicino Saprà che quello è il Canto del Cardellino.